Isole di San Blas: Una vera esperienza caraibica in un paradiso Low cost.

San Blas: le isole da cartolina esistono.

Solitamente, quando uno si immagina i Caraibi, la prima cosa che balena alla mente è unisola deserta, con un paio di palme e il mare cristallino attorno. Inconsciamente vi state immaginando proprio le Isole di San Blas!

Ma non tutti sanno dove si trovano, ecco perché ritengo che siano uno degli ultimi paradisi terrestri rimasti sulla terra. Sto parlando di un arcipelago di isole minuscole, ricoperte di verdi palme e spesso circondate dalla meravigliosa barriera corallina.

Qui il turismo non è invasivo e regna la giusta armonia tra le popolazioni indigene e la natura circostante. Non troverete resort dove alloggiare, ma solo strutture in bambù (cabañas).

Pubblicato da Mondeando su Domenica 5 marzo 2017

Se preferite la vita dei lupi di mare, l’alternativa può essere girare le isole in catamarano o in barca a vela.

Arrivare su queste isole è un’avventura fin dalla partenza. Vi sentirete dei pirati alla ricerca di tesori nascosti: bisognerà cercarle bene, perchè di queste 365 isole (questo numero te lo diranno a significare che ne puoi visitare una al giorno, ma non ho mai capito quante siano esattamente, in realtà…)solo una quarantina sono abitate.

Mentre per il resto si tratta di minuscoli atolli disabitati ed incontaminati.
Giusto per non farsi mancare niente,
mettere piede alle San Blas significa anche fare conoscenza e interagire con la cultura indigena dei Kuna Yala.
Abitanti e unici amministratori delle isole, che a differenza di tante altre comunità incontrate in America Latina sono molto aperti al dialogo con gli stranieri.

Il mio racconto parla di come sia possibile visitare le Isole di San Blas dal punto di vista di un backpacker, nella maniera più low cost possibile:

  • Jeep collettiva 60$ tra andata e ritorno.
  • Tassa di ingresso 22$.
  • Lancia 20$ tra andata e ritorno.
  • Soggiorno sull’isola di Franklin 25$ a notte.

Panama City è il punto di partenza di tutti i pulmini e Jeep collettivi che fanno il giro di hotel e ostelli per portare i turisti al porticciolo di Cartì. Con i miei soci di Mondeando: Tito e la Ila partiamo puntuali alle 5 del mattino, carico lo zaino in fretta e furia e via. Dopo un primo tratto pianeggiante la strada inizia a diventare sinuosa, passando nel bel mezzo di una fittissima foresta tropicale con dei panorami mozzafiato.

Arriviamo a un checkpoint Kuna: qui si paga la tassa di ingresso al loro territorio, dove vengono controllati i passaporti. Proseguiamo attraverso nuovi scenari, resi ancora più belli dal fatto che ha appena smesso di piovere. Il sole all’alba riflette una luce spettacolare sulle gigantesche foglie di banano, illuminate dai raggi che si insinuano nella leggera nebbiolina, che avvolge la jungla.

Arrivati al porto di Cartì cerchiamo la lancia che ci porterà all’isola di Franklin. Nel porto girano tanti turisti mescolati ai Kuna Yala, l’etnia indigena della comarca (provincia) dei Kuna Yala, che popolano le coste del Darien e le Isole di San Blas.

Sono inconfondibili soprattutto le donne, che vestono la mola.
U
na sovrapposizione di strati di tessuto ritagliati e cuciti a creare disegni e forme geometriche veramente notevoli, mentre braccialetti e cavigliere di perle ornano il resto del corpo.

Una volta trovata la lancia e imbarcati, percorriamo un tratto di mare inizialmente circondato da mangrovie, per poi sfociare in mare aperto. In lontananza iniziano presto ad apparire tanti puntini verdi, sparsi dappertutto nel blu dell’oceano: siamo finalmente dentro l’arcipelago. Più ci avviciniamo più rimaniamo incantati per il paesaggio che si schiude alla nostra vista.

Lisola verso cui ci dirigiamo è piccolissima, ci saranno una decina di cabañas un centinaio di palme. C’è poi un piccolo molo, un’area comune coperta dove si trova la cucina comunitaria e un campo da beach volley. Su tutta l’isola saremo una trentina di persone, compreso Franklin. Giusto! Franklin l’anziano kuna proprietario dell’isola. Una figura mitologica, che ho visto solo davanti al televisore o ha contare i soldi con strani calcoli disegnati su pezzi di carta.

Le giornate qui sono scandite dal suono delle caracoles che suonano 3 volte al giorno per avvisare gli ospiti che sono pronti la colazione, il pranzo o la cena.
Qui quasi tutto è a base di pollo e pesce, personalmente ho sempre mangiato bene. Per chi volesse qualcosa di più sostanzioso basta pagare un piccolo extra ed ecco che ti ritrovi un’aragosta nel piatto!

Ho trascorso 4 notti su questa isola. alternavo giornate di puro relax, con l’unica preoccupazione di non vedermi cadere in testa una noce di cocco dalle altissime palme, a giornate di esplorazione in cui andare a conoscere altre isole. Uno dei posti che più mi ha incuriosito è Naranja. Tipico villaggio Kuna, unesperienza davvero interessante e a mio parere un aspetto assolutamente da conoscere se si viene in vacanza su queste isole.

Qui le case di lamiera sono costruite una sopra all’altra e sono poco più che delle baracche. Le strade sporche, uniscono i pochi punti di interesse del paese: la scuola, il centro medico, la piazzetta principale.
Mi stupisce come, nonostante non abbiano praticamente nulla, quasi tutti gli abitanti
possiedano una tv via cavo.

Mi intrattengo poi con qualche locale che tenta di insegnarmi un paio di parole nella loro lingua, ma ottengo scarsi risultati

L’altra isola degna di nota è Isla Perro, un autentico acquario marino a cielo aperto; qui si può nuotare tra le mante fino a raggiungere Isla Diablo. Queste due isole così vicine sono amministrate da una decina di famiglie kuna che vendono oggetti di artigianato fatti a mano.

Le sere, sulla nostra isoletta, sono l’essenza della vacanza spensierata: un falò in spiaggia, amici provenienti da tutto il mondo, storie da raccontarsi sotto un magnifico cielo stellato e in compagnia del rumore del mare.

Nei Caraibi il rum scorre liscio meglio dell’acqua, quindi dopo vari shottini le nostre serate prendono il via: questo stile di vita da mezzo pirata inizia a piacermi e mi sento un pocome Henry Morgan (mi manca solo un veliero tutto mio!).

Pubblicato da Mondeando su Domenica 5 marzo 2017

Insomma, io un’esperienza caraibica me la immaginavo proprio così: senza il lusso dei resort, senza reggaeton, collane floreali e open bar. Su queste isole si ha la sensazione di essere dei naufraghi, la natura non è solo una cornice, ma parte integrante dell’avventura.

Una volta tornato in città ti sembrerà tutto irreale. Avendo appena vissuto qualche giorno in questa bolla di felicità fuori dal tempo, ti accompagnerà in un gigantesco senso di vuoto, quando al posto di parcheggiare una barca in mezzo al mare dovrai perdere tempo a cercare un posto per la tua auto.

Ma per fortuna tu sai che le San Blas sono lì, che ancora in pochi scelgono il romanticismo della scomodità, e sai già che quando ritornerai poco sarà cambiato, perché i Kuna Yala veglieranno attentamente su questo angolo di mondo.

Viva il mare autentico generatore di presa bene”!

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