La mia esperienza in una tribù Kalinga nelle filippine, per farsi tatuare da Apo Whang-od

Luca Badanai

Ciao, sono Luca più noto su Mondeando come Luca III. Le mie più grandi passioni sono i viaggi e i tatuaggi.  L’avventura che sto per raccontare è il coronamento di un vero e proprio sogno, perché le racchiude entrambe. È stato il regalo di compleanno più bello che potessi farmi, ovvero conoscere e ottenere un tatuaggio dalla leggendaria Apo Whang-od.

È considerata l’ultima e più anziana tatuatrice Kalinga, (the last and the oldest mambabatok) appartenete alla tribù Butbut e vive in un remoto villaggio tra le montagne a nord delle Filippine chiamato Buscalan nell’ area di Tinglayan, nella provincia Kalinga.

Tutto ha inizio nella caotica città di Manila. Mi aspettavano dieci ore di tragitto fino a raggiungere Bontoc, dove avevo appuntamento con una guida appartenente alla tribù che mi avrebbe accompagnato a Buscalan. Non è possibile andare da soli fino al villaggio, si possono contattare delle guide ufficiali e con circa venti dollari ti vengono a prendere a quello che chiamano turning point, l’ultimo punto percorribile con dei mezzi prima di iniziare il trekking fino al villaggio. Ma la guida non si è presentata, così ho aspettato un’oretta e chiamato varie volte, ma a Buscalan non c’è copertura. Ero col morale a terra perché nell’attesa avevo perso l’ultima jeepney che mi avrebbe portato al turning point, a una ora circa da Bontoc. Ero troppo vicino per arrendermi al primo ostacolo. Così ho fermato un ragazzo con una moto sidecar e, dopo aver contrattato il prezzo, riesco a convincerlo ad accompagnarmi al turning point.

Il rumore assordante della moto, la strada di montagna e le varie buche non erano il massimo del piacere, specialmente dopo venti ore di viaggio, ma sono stato ricompensato dalla vista magnifica delle famose terrazze di riso e ruscelli nel mezzo delle montagne. Mi ritrovo letteralmente immerso in una natura selvaggia. Arrivati al turning point mi restava ancora il trekking fino al villaggio, così armato di un sorriso e del mio fidato zaino comincio il cammino che scopro essere davvero duro e relativamente pericoloso senza nessuna guida. Prima di arrivare si incontra una piccola cascata dove gli abitanti del villaggio si rinfrescano nelle giornate più calde. Un’ultima gradinata e dopo meno di due ore e vari stop per prendere fiato arrivo a Buscalan Mi viene assegnata una casa e una famiglia con cui stare; sono sufficienti circa cinque dollari al giorno e mi verrà fornita una camera per dormire, riso e caffè.

Ho bisogno di rinfrescarmi dopo la dura salita. L’acqua della doccia arriva direttamente dalla montagna tramite tubi che sgorgano senza sosta dentro delle vasche, poi con una bacinella ci si lava. Chiedo se è possibile vedere subito Apo e mi viene indicata una casa a qualche metro da quella che mi hanno destinato dove sta gia’ tatuando. Con il cuore che batte all’ impazzata mi dirigo senza perdere neanche un attimo verso la casa. Comincio a sentire sempre più forti i colpi delle bacchette che usa per tatuare e all’improvviso sono davanti lei, davanti ad Apo Whang-od. Sono rimasto pietrificato per l’ emozione nel vedere questa bellissima vecchia signora di centouno anni ed i suoi incredibili tatuaggi. Sono nel suo villaggio, lei è davanti a me ed io sto vivendo il mio sogno.

Contento come un bambino torno dalla famiglia che mi ospita e cerco di spiegare l’ emozione che ho vissuto pochi secondi prima. Gli comunico che mi avrebbe fatto un enorme piacere ricevere un tatuaggio per il mio compleanno, due giorni dopo. Mi dicono che, per tradizione, quando c’è un compleanno bisogna comprare delle galline che poi i maschi della tribu’ avrebbero cucinato per me. Il giorno dopo mi sveglio al razzolare delle galline, alle risate dei vicini e all’odore del caffe’. Felice e pieno di aspettative per la festa di compleanno, organizzo la “spedizione galline” con la figlia della mia nuova famiglia. Mi aspettano due ore di discesa a piedi dalla montagna e un’ora in moto fino a Bontoc. Arrivati, ci rechiamo in una specie di market dove la ragazza mi indica delle galline rinchiuse in una gabbia. Solo ora capisco che l’acquisto delle galline non sarebbe stato come avevo pensato.

I venditori prendono le galline starnazzanti, le mettono sopra una bilancia per calcolare il peso e il prezzo, poi le infilano in un sacco di patate e, dopo aver pagato, me le consegnano. Sorpreso per quanto appena accaduto, compro tutto il necessario per la festa e siamo pronti per ritornare a Buscalan. La risalita non è proprio agevole ed è ancora più faticosa per il peso delle galline accompagnato da una puzza decisamente forte. Arriviamo: missione compiuta; tutto è pronto per la festa di compleanno che, sono sicuro, sarà la piu’ bella di sempre. Bene non proprio, a dirla tutta. Ero convinto, da ingenuo ignorante degli usi locali, che aver comprato il pollo bastasse a garantirmi l’ approvazione di Apo per il tatuaggio. Ma essere arrivati al villaggio non significa automaticamente farsi tatuare da Apo: è necessario essere accettai da lei, oppure, come scoprirò nel mio caso, fare qualcosa per la tribù.

Il popolo Kalinga è famoso per essere stato cacciatore di teste. Mi spiego meglio. Nel passato, fino a circa quindici anni fa, c’erano conflitti tra i diversi villaggi. Per risolverli si davano appuntamento in mezzo alla montagna e lì si combatteva. Il guerriero piu’ valoroso doveva tagliare la testa al nemico e portarla al villaggio in segno di vittoria. Come premio avrebbe avuto l‘onore di ricevere un tatuaggio da Apo, che gia’ all’età di quindici anni aveva iniziato la tradizione. Questo è solo uno dei motivi per il quale Apo è tanto famosa: è l’ultima tatuatrice dei guerrieri Kalinga ed ha ottenuto dallo Stato il riconoscimento di Tesoro Vivente Nazionale (National Living Treasure). Perciò vedere signori anziani con tatuaggi sul petto significa avere di fronte dei veri antichi guerrieri, anche se sono rimasti solo in due.

Per la donna il significato dei tatuaggi è differente: li fanno per risultare piu’ attraenti e trovare marito più’ facilmente. Tornando al mio compleanno ed ai preparativi per il festeggiamento, succede che gli abitanti di Buscalan hanno pensato, ovviamente sbagliando, che anch’io fossi un guerriero a causa, in particolare, del mio tatuaggio sulla gola. In alcune tribù ci si tatua la gola come protezione per non farsela tagliare in battaglia. Mi dicono che per ottenere il prezioso tatuaggio da Apo avrei dovuto fare qualcosa in stile Kalinga, ovvero andare a caccia con loro e tagliare la testa a un maiale. Solo dopo questa prova Apo avrebbe acconsentito a tatuarmi. Così, armato di una lancia e scortato da un gruppo di uomini del villaggio, partiamo per la caccia. Avvistiamo un branco di maiali e, incitato dai miei accompagnatori, scaglio la lancia. Vado a vuoto e i ragazzi della tribù si prendono gioco di me. Ammetto malinconicamente di essere alquanto goffo nel cacciare. Ci riprovo diverse volte, ma senza successo: missione fallita. Continuerò ad essere preso in giro fino al rientro al villaggio. Per fortuna mi viene data una seconda possibilità: tagliare la testa alle galline che avevo comprato per il mio compleanno.

Due ragazzi le tirano fuori dal sacco dove ancora si trovavano, le distendono per terra, mi consegnano un machete e, dopo qualche minuto, mi faccio coraggio e taglio di netto la testa delle malcapitate dal destino segnate. Per ottenere quel tatuaggio avrei fatto di tutto! Seguono canti, balli e ….. sfottò perché ho impiegato troppo tempo prima di decidermi di tagliare le teste. Ad ogni modo ce l’ho fatta ed Apo ha acconsentito a tatuarmi! Contento e emozionato come non mai, mi viene chiesto se prima non volessi farmi tatuare dalla nipote di Apo, Grace Palicas. Un onore inaspettato perché, se pure solo ventiduenne, Grace effettua tatuaggi già da nove anni, ma, soprattutto, sarà lei a continuare la tradizione del tatuaggio batok quando Apo non ci sarà più. Si può diventare tatuatrice solo tramite successione di sangue.

Apo ha perso suo marito in battaglia quando era ancora giovane e non ha mai voluto nessun altro uomo. Non avendo figli, le due nipoti hanno avuto il diritto e l’onore di diventare sue apprendiste. L’ altra nipote si chiama Ilyang Wigan, famosa per le linee precise e pulite dei suoi tatuaggi. Mi portano nella postazione dove di solito Grace lavora, un gazebo in legno con una vista stupenda sui monti e le terrazze di riso e si inizia. Sto ricevendo il mio primo tatuaggio Kalinga, attorniato da una folla di curiosi attenti nel vedere se sulla mia faccia apparirà una smorfia di dolore.

Per mia fortuna Grace ha un tocco leggero e delicato e trascorriamo venti minuti a chiacchierare tranquillamente grazie al fatto che lei parla un ottimo inglese. Ho scelto tra i vari disegni a disposizione, ognuno con un significato diverso. Il mio consiste in una specie di rombo con quattro frecce ed esprime il concetto di protezione per il viaggiatore. Ora arriva, finalmente, il momento tanto atteso e desiderato e per il quale avevo anche dovuto tagliare la testa a due galline!

Mi siedo davanti ad Apo e le indico la mia spalla; lei prende un bastoncino e ne immerge la punta in una tazza contenente dell’inchiostro che si ottiene mescolando l’acqua con la cenere che si forma sul fondo di vecchie pentole lasciate sul fuoco. Col bastoncino intinto nell’inchiostro mi segna tre puntini sulla spalla e comincia col batok. Questa tecnica consiste nel picchiettare un bastone, di circa venti centimetri, ricavato da un albero da caffè, su di un altro bastone di bamboo che ha alla sua estremità un ago preso dalla foglia di un albero di limone che Apo ha scelto accuratamente. Una maestra come lei può arrivare a vibrare fino a cento colpi al minuto. Nonostante i suoi centouno anni, il suo tocco è ben più forte e deciso di quello della nipote Grace.

Apo ha la fama di essere una signora burbera, io l’ho trovata gentile e disponibile ed anche se non ci siamo scambiati una parola poichè parla solo nel suo dialetto, i suoi sorrisi valevano per me più di tutte le parole che non ci siamo dette. Dopo circa tre minuti il mio sogno è, alla fine, realizzato! Mi alzo e pervaso dall’emozione cerco di farle comprendere quale grande onore è stato per me essere stato lì con lei e portare sulla mia pelle il segno della sua arte. Il giorno dopo per festeggiare il tatuaggio e il mio compleanno, la tribù ha organizzato una festa poco distante dal villaggio.

I giovani sono andati nel luogo dove sarebbe avvenuta la festa un paio d’ ore prima per alcuni preparativi e per cucinare le galline da me decapitate. Intanto le ragazze cucinano altro cibo nella casa dove alloggiavo. Per non stare con le mani in mano, anche io mi sono messo ai fornelli e preparato spaghetti al sugo e risotto con la zucca. Infine, carichi come degli sherpa, con pentole, sacchetti pieni di cibo e bottiglie di alcool, si parte per la festa.

Dopo una mezz’ ora di cammino abbiamo cominciato a sentire della musica e lo scroscio dell’acqua; dietro una roccia gigante, attraverso un sentiero semi nascosto giungiamo a destinazione. Il luogo è di una bellezza incomparabile: sulla destra una cascata e un laghetto dove potersi rinfrescare, sullo sfondo alcuni uomini avevano acceso il fuoco per le galline, altri costruivano tavoli artigianali col bamboo, altri ancora erano indaffarati in vari modi ad allestire il luogo della festa. Ero immerso in una natura ed un panorama meraviglioso e provavo una immensa gratitudine per tutto quello che questa tribù aveva fatto e stava facendo per me. Questa gente stava facendo tutto questo per me che solo qualche giorno prima ero per loro un perfetto sconosciuto. È indescrivibile la generosità, l’ospitalità, l’apertura all’accoglienza dello straniero del popolo Kalinga.

Trascorriamo tutta la giornata tra cibo, canti, brindisi e tuffi nel laghetto. Per la cronaca, anche gli spaghetti e il riso sono piaciuti e le galline in brodo non erano niente male. Sazi e al quanto brilli grazie al gin, alcool che i Kalinga gradiscono molto, facciamo ritorno al villaggio. Passo la mia ultima notte nel villaggio in un sonno agitato, tanti sono i pensieri che mi passano per la testa. Pensavo all’ incredibile settimana trascorsa con la tribù Kalinga, all’aver conosciuto la mitica Apo ed avere un suo ricordo indelebile sulla mia pelle. Ho avuto il privilegio di sperimentare le loro tradizioni in prima persona, mangiare il loro cibo e bere il loro famoso caffè; ho cantato, ballato, bevuto, scherzato e riso con loro, anche se avendo lingue diverse il più delle volte non ci si capiva.

Ho sentito la loro amicizia sincera e spontanea. Ma tutto prima o poi ha un termine e bisogna ripartire. Mi sveglio molto presto, mi aspetta un lungo viaggio fino a Manila. La famiglia che mi ospita è lì, già pronta con un caffè e qualcosa da mangiare. Ci salutiamo, ci abbracciamo, le parole incerti casi non sono necessarie. Del resto nessuna parola potrebbe restituire l’esperienza e le emozioni di questi giorni. Con molta malinconia e un filo di commozione da parte mia ci scambiamo gli ultimi sorrisi, gli ultimo sguardi. Ringrazio come posso, indosso lo zaino e inizio ad incamminarmi.

Lungo le stradine del villaggio altre persone si avvicinano salutandomi per nome e facendomi gli auguri, ancora una prova d’ affetto e di amicizia da parte di estranei che mi colpisce particolarmente. Sento che sto lasciando una parte del mio cuore a Buscalan; ho vissuto, per un troppo breve periodo, con persone meravigliose che porterò per sempre con me perché ormai sono una parte indelebile della mia esperienza e del mio vissuto. Dentro di me sono convinto che questo sarà solo un arrivederci. Sono ormai pronto per tornare a quella che noi chiamiamo “civiltà”.

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