Diario di Viaggio: Tasmania (Australia)

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Eccoci atterrati nell’isola più “freezing” di tutta l’Australia.. la Tasmania! Vi racconteremo due settimane trascorse tra il capoluogo (Hobart) ed il camping selvaggio nel centro-sud dell’isola!

Dove abbiamo dormito
Cosa abbiamo visitato
Informazioni utili
Diario di viaggio

Dormire: dove siamo stati

In queste due settimane non abbiamo utilizzato ostelli poiché sono poco diffusi e spesso molto costosi. Vi consigliamo quindi due soluzioni:

  • Couchsurfing, una comunità di interscambio di ospitalità, in cui chi si registra mette a disposizione uno o più posti letto presso casa sua, gratuitamente.
  • noleggiare un camper / van / auto munita di tenda e partire all’avventura! In Tasmania troverete parecchi campeggi gratuiti dove potrete passare in tranquillità la nottata. Consigliamo l’utilizzo di WikiCamp, per trovare il campeggio gratuito più vicino alla località desiderata.

Visitare: i nostri consigli

  • Hobart: Tasman Museum, Salamanca Market, Elizabeth Mall, Mount Wellington
  • South cape
  • Mount field national park
  • Freycinet peninsula
  • Tasman peninsula

Informazioni utili

  • La Tasmania è un’isola posta a Sud dell’isola australiana, è lunga 364 km e larga 306 km con una superficie totale di 62.409 km².
  • Le strade sono indicate con lettere (A,B,C…) a seconda di grandezza e importanza. Una strada “A” sarà bella ed asfaltata, mentre una strada C sarà sterrata ed avventurosa.
  • In Tasmania è fortemente sconsigliato (se non addirittura vietato da alcune compagnie assicurative) guidare durante la notte. La presenza di numerosissimi animali selvatici aumenta esponenzialmente il rischio di fare incidenti durante le ore notturne.
  • L’isola tasmaniana è composta da numerosi parchi naturali, che ne costituiscono il 45 % del territorio. Al fine di tutelarli è istituito un biglietto di ingresso che va dalle 24 AU$ (16€) per l’ingresso giornaliero oppure 60 AU$ per l’ingresso holiday, fino ad 8 settimane (41 €).  I prezzi sopra indicati si intendono per auto (1 auto + 8 persone, nella stessa auto). Per ulteriori informazioni consigliamo di seguire questo link che conduce al sito ufficiale.

Diario di viaggio

Giorno 124/365

Tasmania. Da piccoli l’abbiamo sicuramente sentita nominare grazie al cartone animato “Taz, il diavoletto della Tasmania” Ma poi? Che ne è stato per noi di quest’isola? Dove si trova, come ci si arriva e che cosa avrà di particolare?
Abbiamo deciso di non farci scappare l’occasione di scoprirlo durante il nostro giro del mondo, e non ce ne siamo pentiti affatto!
Siamo partiti per la Tasmania (“Tassie” per i locali) volando da Melbourne con la compagnia Tiger Air, pagando 49 AU$ a testa (33 €). Dal centro città si può raggiungere l’aeroporto tramite gli shuttle bus che partono dalla stazione di South Coach ogni 15-20 min e lasciano direttamente al terminal. Il prezzo di 19 AU$ (13 €) a persona è un po’ caro ma è la soluzione più sicura per arrivare al check-in in orario. L’eventuale alternativa sono dei bus cittadini che arrivano in zona aeroporto ma non hanno il permesso di accedere ai terminal, il che si traduce in una lunga scarpinata obbligatoria. Il volo parte puntuale alle 12.00 e non appena iniziamo a sorvolare la Tasmania, dal finestrino dell’aereo possiamo subito notare i paesaggi verdi ed incontaminati di quest’isola, interrotti solo da qualche gruppo di case… che posto dev’essere, non vediamo l’ora di atterrare! Dopo un’ora atterriamo all’aeroporto di Hobart, uno dei più piccoli in cui siamo mai stati.

Hobart
Hobart

Qui ad attenderci c’è Elisabetta, il nostro contatto su questa terra. Elisabetta è italiana ma una combinazione di lavoro ed avventura l’ha portata a trasferirsi in Tasmania qualche anno fa. Essendo venuta a conoscenza della nostro giro del mondo si è offerta di ospitarci per qualche giorno e farci da cicerone. Fuori dal parcheggio notiamo che la Tasmania ha delle splendide strade lisce che si snodano sul territorio collinare. La cosa che più ci sorprende è il Tasman Bridge: un ponte a 5 corsie, lungo oltre 1 km, che collega la zona di Hobart con la parte est dell’isola. Liz ci accompagna in centro per un po’ di spese e da qui decidiamo di rientrare a piedi, per familiarizzare un po’ con Hobart e gli infiniti saliscendi. La città si sviluppa su numerose colline, alcune con pendenze incredibili, che sembrano impossibili da affrontare a piedi, in macchina o con qualsiasi mezzo che non sia alato! La sera ceniamo assieme a Liz ed al suo compagno Steve, che ci fanno sentire come “tra amici”: una sensazione che ci mancava da un po’! 😉

Giorno 125/365

Dedichiamo questa giornata ad una visita più completa della città di Hobart, iniziando dal “Tasmanian Museum and Art Gallery”, a ridosso del porto e ad ingresso libero. Il primo piano ospita specie animali endemiche imbalsamate mentre il secondo è incentrato sulla storia della colonizzazione dell’isola. Sazi di aneddoti e storia raggiungiamo Franklin Square e Salamanca Place, le piazze principali della città. In quest’ultima si trova la Parliament House ed ogni sabato mattina ospita il mercato artigianale cittadino. Infine visitiamo Battery Point e Arthur Circle, quartieri residenziali piacevoli e tranquilli, dove non sembra neanche di essere in città.
Rientriamo a casa passando per Elizabeth Street Mall, un vialone pedonale che partendo dal porto attraversa tutta la città fino alla zona nord, dove “abitiamo”. E’ sempre molto affollato per via dei numerosi negozi, bar e ristoranti. Hobart non è una grande città ma comunque vi si può trovare di tutto, vantando anche un’università molto rinomata per gli studi di biologia marina e l’organizzazione di spedizioni scientifiche nei mari del sud. Magari potessimo prenderne parte!

Porto Hobart
Porto Hobart
Giorno 126/365

L’intenzione di oggi è quella di visitare Mount Wellington, appena fuori città, che con i suoi 1.269 metri di altezza offre una spettacolare vista sulla Baia di Hobart, ma il maltempo purtroppo ce lo impedisce. Ne approfittiamo quindi per organizzare la prossima settimana, in cui ci piacerebbe noleggiare un’auto per allontanarsi da Hobart ed esplorare un po’ l’isola in libertà. Per il noleggio auto ci rivolgiamo alla compagnia “Wicked Campers”, che ha una vasta offerta di auto, jeep e campers colorati a prezzi abbordabili. Puntando sul fatto che siamo in bassa stagione riusciamo ad ottenere per 40 AU$/gg un’auto 4 posti, modello Nissan Micra, dotata di “rooftop tent” e di set da cucina (fornelletto, gas, 10 lt acqua, stoviglie) con assicurazione inclusa. La rooftop tent è una tenda retraibile installata sul tetto della macchina, che si può’ montare la sera per dormire, evitando di dover alloggiare in costose strutture alberghiere. Per campeggiare la Tasmania (e l’Australia in genere) è un vero e proprio paradiso in quanto dispone di parecchie aree per la sosta sia diurna che notturna. Molte di esse sono gratuite, alcune a pagamento mentre altre si basano su un sistema chiamato “honesty box”, che sarebbe una piccola scatola posta all’ingresso del campeggio dove lasciare una piccola offerta in cambio dell’utilizzo del sito (normalmente 5 AU$ a persona). Nelle nostre esplorazioni ci siamo avvalsi di un’app molto utile, che elenca tutte le aree di sosta diurne e notturne e tutti i comfort di cui sono dotate (bagni, acqua potabile, area barbecue, possibilità di accendere fuochi, ecc): “WikiCamps Australia”, disponibile per ios ed android e gratuita per i primi 21 giorni di utilizzo. L’itinerario lo definiremo strada facendo ma i punti principali che vorremmo raggiungere sono: “South Cape Bay”, il punto più a sud dell’isola e quindi di tutta Australia, “Tasman peninsula”, situata a Sud-Est di Hobart e qualche parco nella parte centro occidentale. Dopo un’intensa giornata di pianificazione ci aspetta però una divertente serata in compagnia di Liz e Steve e dei loro amici, tra vino e stuzzichini. 😉

koala
Koala
Giorno 127/365

È sabato, i nostri ospiti non lavorano ed hanno deciso di accompagnarci nel pomeriggio a visitare Bruny Island, un’isoletta a sud di Hobart caratterizzata dalla presenza di alte scogliere frastagliate, verdi foreste di eucalipto e diverse specie animali. Spendiamo quindi la mattinata al Salamanca Market, situato nell’omonima piazza, dove si possono trovare vari prodotti di antiquariato ed artigianato locale (per cui gli australiani vanno pazzi), oggetti per la casa, souvenir, vestiti, quadri, gioielli. Posto ideale per degli acquisti un po’ originali, anche se i prezzi non sono tra i più accessibili. Per i più golosi sono presenti anche varie bancarelle di street food e dolciumi. 🙂

neck bruny islan
Bruny Island’s neck

Alle 13 partiamo in direzione di Bruny Island: in un’ora raggiungiamo il porto di Kettering da dove prendiamo il traghetto che porta sull’isola nella parte nord (costo 33 AU$ per macchina). Il tragitto dura 30 minuti, che trascorriamo principalmente chiusi in macchina dato il forte vento e la pioggia fitta sul Canale di D’Entrecastreaux, l’esploratore francese a cui l’isola deve il suo nome. L’isola ha una strada principale (B66) che collega la parte nord a quella sud, mentre il resto sono strade secondarie, piccole ma comunque ben tenute. Ci fermiamo come prima tappa in un caseificio locale per del “cheese-tasting” (assaggio di formaggi) apprezzatissimo, si parte dai formaggi più freschi e cremosi fino ad arrivare ai più stagionati e… odorosi. Anche qui, come per il giro delle cantine della Barossa Balley, l’assaggio è gratuito con l’invito ad acquistare qualche prodotto. Dopo lo snack raggiungiamo il punto più conosciuto dell’isola: il Neck Lookout, la lunga striscia di terra che tiene unite l’isola Nord e l’isola Sud e forma due baie dove, la sera, solitamente si radunano gruppi di pinguini ed altri animali per nutrirsi. Tramite una scaletta di legno si può raggiungere il punto panoramico per una splendida visuale della striscia dall’alto, fate attenzione però al vento! La seconda tappa gastronomica ci porta in un piccolo negozio dove producono cioccolato biologico che è una vera delizia: impossibile non farne scorta!
Ci dirigiamo infine verso “Adventure Bay” situata sul versante est. Si tratta di una spiaggia lunga e stretta cinta da una foresta, dentro la quale si snodano diversi sentieri che portano a vari punti panoramici. Quello che prendiamo è completamente in piano, immerso nella vegetazione ed il percorso tra andata e ritorno dura due ore. E’ qui che, appena dentro la foresta, incontriamo per la prima volta nella nostra vita un gruppetto di wallabies, animali simili ai canguri ma più piccoli e dal manto tendente al grigio. Hanno un musino simpatico e, non appena ci vedono, si bloccano immobili a fissarci con le orecchie tese, pronti a scappar via se proviamo ad avvicinarci troppo o facciamo eccessivo rumore con la fotocamera. Wow un’altra esperienza da aggiungere al nostro bagaglio! Scorgerli in pieno pomeriggio inoltre è raro, poichè sono per lo più animali notturni, che escono dai loro rifugi al tramonto per procacciare cibo e si mimetizzano molto bene in mezzo all’erba alta. Siamo perciò doppiamente felici di aver avuto l’opportunità e la fortuna di averli visti per la prima volta nel loro ambiente naturale. Il sentiero termina in riva al mare, su una spiaggia di sassi e scogli su cui si radunano diverse specie di volatili. Sono le 17.00 quando ritorniamo alla macchina per raggiungere il porto e prendere il traghetto delle 18.00, contenti di aver scoperto questa meraviglia naturale, Bruny Island.

Bruny Island
Bruny Island
Giorno 128/365

È domenica e quale opzione migliore se non visitare uno dei maggiori parchi faunistici della Tasmania? Il Bonorong National Park si trova a nord di Hobart, a 30 minuti di macchina e l’ingresso costa ben 28 AU$ a persona. Tuttavia custodisce specie animali endemiche che difficilmente vedremmo altrove – soprattutto di giorno – come wombats, tasmanian devils (o diavolo della Tasmania), koala, canguri, echidne (simili a dei ricci), quoll (dei piccoli roditori), serpenti… assieme a parecchie varietà di pappagalli. Molti degli animali sono qui perché trovati gravemente feriti oppure nati con delle mutazioni o deformità che non gli permetterebbero di sopravvivere nella natura (come il manto albino ad esempio, che ne fa delle prede ben visibili). Ogni specie ha un suo proprio recinto, tuttavia quelle più innocue – come alcune specie di volatili – possono vagare libere nel parco. Rimaniamo unicamente sbalorditi dal fatto che assieme al biglietto di ingresso ci viene consegnato un sacchettino di carta con dentro del mangime con cui – dicono le guide – potremo nutrire i canguri… Cominciamo il nostro percorso e per prima cosa vediamo i wombat, piccoli orsetti dal manto grigio ed il muso simile ad un roditore, esclusivi della Tasmania e la cui tenerezza incanta proprio tutti. Successivamente ci imbattiamo nel Tasmanian Devil, un animale descritto con più difetti che pregi, in quanto è un gran attaccabrighe che per nutrirsi approfitta, senza troppa fatica, delle carcasse lasciate da altri predatori.

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Wombat

È molto diverso dal “Taz” protagonista del famoso cartone animato perché assomiglia ad un grande topo con il manto nero ed alcune strisce bianche sulla pancia. Tuttavia è una specie super-protetta, a rischio di estinzione per via di una malattia tumorale che i diversi esemplari continuano a trasmettere mordendosi tra loro. Rannicchiati tra i rami di piccoli alberi scorgiamo qualche koala intento a rosicchiare verdi foglie di eucalipto, tra un sonnellino e l’altro. Lasciamo per ultimi i canguri, che si trovano in un grande recinto alla fine del parco e probabilmente costituiscono l’attrazione maggiore, proprio per il fatto che si possa entrare nel recinto e nutrirli. Sono numerosissimi, per niente paurosi nei confronti dei visitatori che timidamente si avvicinano per accarezzarli o dargli da mangiare. Anzi, per via di alcuni atteggiamenti o pose che assumono li definiremmo quasi buffi. Notiamo anche moltissime mamme con il cucciolo che fa capolino dal marsupio o ci si getta dentro lasciando fuori solo le zampe posteriori. È sicuramente una bella emozione poter stare così vicino a degli animali per noi finora mitici e totalmente al di fuori del nostro mondo, anche se la loro condizione di cattività lascia in fondo un po’ di amarezza… speriamo di riuscire a vederne altri in futuro nel loro habitat!

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Kangaroo!!

Terminata la visita al parco ci concediamo una sosta al MONA (da non confondersi con la colorita espressione veneta indicante una nota parte anatomica femminile o una persona particolarmente sciocca), una sorta di centro culturale dallo stile molto moderno, con musei e ristoranti molto chic al suo interno. D’estate è sede di vari concerti all’aperto. Da Hobart lo si può raggiungere anche in traghetto, ma il biglietto è piuttosto caro. Qui troviamo un bar dove poter assaggiare vini locali o birra artigianale. Il costo per l’assaggio è di 10 AU$ a persona senza acquisti, mentre è gratuito per chi compra almeno una bottiglia. Per quanto riguarda i vini la lista comprende un ottimo rosè brut ed alcune qualità di rossi e bianchi che arrivano a costare anche 100 AU$ a bottiglia! Tentati dalla birra artigianale ne acquistiamo 4 bottiglie da gustarci la sera a casa. 🙂

tasman devil
Diavolo della Tasmania
Giorno 129/365

Oggi è il giorno della partenza per la nostra avventura on the road sull’isola. Come prima cosa c’è da ritirare la macchina al deposito di Wicked Campers situato su Cambridge Rd, in zona aeroporto. Ci svegliamo presto e attraversiamo a piedi Hobart, dal quartiere nord fino a Macquarie Street. Da lì prendiamo il bus numero 720 delle ore 8.35 con destinazione CAMPANIA (nuovamente, da non confondersi con la nota regione italica) che ci conduce al deposito in una mezz’ora circa. Ritiriamo il nostro mezzo e facciamo qualche giro di assestamento per familiarizzare con la guida sull’altra corsia ed il cambio automatico (in Australia è decisamente più diffuso di quello manuale, un po’ come negli Stati Uniti). Torniamo a Hobart per fare il pieno di provviste e benzina e poi l’avventura comincia! L’obiettivo di oggi è raggiungere South Cape Bay, il punto più a sud della Tasmania a 121 km da Hobart. La strada è tranquilla fino a 20km dall’arrivo dove si trasforma in uno sterrato curvilineo e fangoso (strada C636).

Roof Top Tend - Micra
Roof Top Tend – Micra

Alle 14 parcheggiamo la macchina e ci avventuriamo a piedi nel sentiero che porta alla baia, il tempo di percorrenza è di 4 ore andata e ritorno. La parte iniziale del percorso attraversa un bosco ed è molto fangosa, per giungere poi ad una palude attraversabile sopra delle passerelle di legno per rientrare nuovamente in un’altro tratto di foresta. Ogni tanto ci attraversa rapidamente la strada qualche wallaby. L’ultimo km è, come da copione, il più duro e sofferto, ma quando si arriva a destinazione la vegetazione scompare ed il paesaggio si apre su delle alte scogliere a picco sull’Oceano. Lo scenario è a dir poco mozzafiato e davvero da fine del mondo: una leggera pioggerella crea un’atmosfera patinata, due (!) arcobaleni nascono dal mare e su tutto questo il sole splende alto nel cielo. Le onde sono increspatissime e si infrangono rumorosamente contro la roccia grigia, con degli spruzzi che a volte ci raggiungono… non abbiamo nient’altro da aggiungere se non rimanere mesmerizzati! Ci concediamo una breve pausa spuntino e fotografie ed alle 16.30 riprendiamo la strada del ritorno accelerando di parecchio il passo perché a breve inizierà a fare buio. Il sole inizia a scomparire a 2km dalla fine e siamo costretti ad accendere le torce. Qualche rumore di animale notturno nelle vicinanze ci fa ingranare il turbo ed alle 18.10 siamo alla macchina. 😉 Ci spostiamo nell’area adibita alla sosta notturna per campeggiare e dopo aver capito come montare la “roof top tent” iniziamo a cucinare… ma così sarebbe troppo facile vero? Scopriamo ahinoi che l’accensione automatica del fornelletto a gas non funziona, e non avendo comprato accendini o fiammiferi non possiamo scaldarci nulla. La prima cena si risolve con tonno e verdure, ma tante tante stelle sopra di noi!

Southest point
Southest point
Giorno 130/365

Veniamo svegliati dallo strillo dei gabbiani e delle onde del mare, uno dei privilegi del campeggio a lato spiaggia. Dopo colazione passeggiamo lungo il bagnasciuga e raggiungiamo la “whale sculpture”, una scultura a forma di balena, in memoria dell’antica pratica della caccia al grande cetaceo operata in questi mari. Messa in moto la Micra, ci accorgiamo che il parabrezza ha un piccolo graffio proprio al centro… niente paura, c’è la Kasco! 😀 Partiamo per il Mount Field National Park, 200km a nord di South Cape Bay. La strada (A6 fino a Hobart e poi A10) è molto piacevole, la guida non è difficoltosa e gli spettacolari paesaggi rendono fantastica l’avventura: colline verde pastello punteggiate da pecore al pascolo, fiumi, ponti e campi coltivati. Sono ormai le 2 del pomeriggio quando entriamo nel parco e decidiamo di salire con la macchina verso il lago Dobson, a quota 1040 metri slm. La salita è lunga una decina di km e completamente sterrata… il terreno adatto sarebbe ideale per i 4×4 di cui la Tasmania è ricca, ma siccome la nostra Micra non lo sa, l’affronta senza problemi tutta di filato fino alla cima. Scendiamo dalla macchina e veniamo sorpresi da una brezza pungente, 0°C ed un nevischio lieve.

Lake Dobson - on the road
Lake Dobson – on the road

Un cartello turistico ci segnala una camminata molto semplice che compie un giro completo intorno al lago. Decidiamo di partire all’esplorazione e ne vale la pena poiché si può ammirare il monte Rufus, con la cima innevata che si perde tra le nuvole. Rientrati alla macchina non abbiamo neanche il tempo di rilassarci che il nevischio si intensifichi e per timore che la strada risulti impraticabile, scendiamo immediatamente.

 

Lake Saint Claire
Lake Saint Claire

Usciti dal parco accendiamo l’app “WikiCampers” che ci segnala un campeggio gratuito poco distante (“Ohne name” camping. dal tedesco: “senza nome”). Lo troviamo senza difficoltà ed una volta posteggiati ci accorgiamo che qualche furbone ha nascosto del filo spinato sotto la terra, in una parte del campo. Fortunatamente il nostro posteggio è avvenuto senza calpestarlo e possiamo dormire senza preoccupazioni. Scattiamo delle fotografie e segnaliamo il tranello su WikiCampers in modo che altri avventurieri evitino spiacevoli inconvenienti.
Menù della serata: pasta con sugo ed olive ed alle 20.00 siamo scandalosamente in tenda a dormire.

Giorno 131/365

Ci svegliamo insieme al sole e trascorriamo la mattinata nella parte bassa del “Mount Field National Park”, con meta le cascate “Russel” e le cascate “Horse Shoe”. Il sentiero è molto facile ed adatto a tutti, con suolo compatto all’interno di un bosco di alberi secolari. Raggiunte le prime cascate rimaniamo stupiti dalla loro grandezza e potenza, i nostri ricordi corrono veloci al Laos. Il sentiero continua alla volta delle Horse Shoe Falls, più piccole, più nascoste e più immerse nel verde della foresta, cascate più più più 😉 . Splendido inizio di giornata 🙂
Usciamo dal parco e guidiamo alla volta del “Lake Saint Claire” su un percorso misto tra asfalto e sterrato sassoso (gravel road). Il cielo è azzurrissimo ed il verde brillante delle colline ci ricorda lo sfondo di Windows XP, se non fosse per la quantità incredibile di animali da pascolo come pecore, capre e mucche che le affollano. Il traffico è molto scarso ed è composto principalmente da grossi pick-up e camion. I benzinai scarseggiano e quando raggiungiamo la cittadina di “Ouse”, con relativa pompa di benzina, tiriamo un sospiro di sollievo.

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Mount field national park

Successivamente effettuiamo una sosta alla centrale idroelettrica di “Tarraleah”, un’opera ingegneristica immensa che porta energia a ben due valli, sicuramente degna di una breve visita.
Arrivati al “Lake Saint Claire” il clima è più umido, con pioggerella mista a sole. Scegliamo la camminata di un’ora e 30 minuti, che va a formare una sorta di percorso a “8” tra lago e vegetazione. Il cammino inizia da una spiaggetta dove un cartello mette in guarda i turisti delle presenza del “Tiger Snake”, un serpente velenosissimo e mortale per l’uomo. Fortunatamente, il serpente predilige le giornate calde ed estive, trascorrendo l’inverno nella sua tana. Ci è andata bene!
Durante il percorso spicca la visita a “Platipus Bay”, la baia degli ornitorinchi. Rimaniamo una mezz’ora in assoluto silenzio sperando di intravederne qualcuno, ma in questo siamo sfortunati. Probabilmente era l’ora della siesta. 🙁
Alle 16.00 circa usciamo dal sentiero ed avendo ancora ben 90 minuti di luce, decidiamo di rimetterci in marcia verso est.
Le strade qui sono quasi tutte ghiaiose, con paesaggi da rally. La guida è molto divertente ed il contatto con la natura è profondo. La strada inizia a salire di quota e le nuvole spazzano via il poco sole che faceva capolino. Raggiungiamo la minuscola cittadina di “Miena”, sulle rive del “Great Lake”, dove inizialmente avevamo deciso di campeggiare, ma un vento fortissimo e neve battente ci fanno desistere e continuare l’avventura. La prossima località utile è “Bothwell”. Una volta raggiunta il clima si fa più clemente. La cittadina ci piace ed è provvista di servizi come benzinaio, pub ed alcuni negozi. Campeggiamo nell’area gratuita chiamata “The pub with no beer”, subito fuori dal centro, nient’altro che un ampio spiazzo a bordo strada all’inizio del bosco in pratica.
Il menù della serata è fagiolata con piselli, cipolle e pomodoro: qualcosa di sostanzioso ed economico insomma 😀
La notte si trascorre fredda, con il termometro che raggiunge i -5°C, e con il sottofondo rumoroso di un gruppo di “Tasmanian Devil” che ha deciso di litigare proprio di fronte alla nostra Micra. A domani!

Waterfall
Waterfall
Giorno 132/365

Oggi tentiamo il “breakfast on the road”, con il volante in una mano ed il croissant nell’altra. La nostra destinazione è la “Tasman Peninsula” nella parte Est della Tasmania. Effettuiamo una prima tappa lungo la strada nella cittadina di “Ross” un piccolo e grazioso centro urbano le cui attrazioni sono il ponticello d’accesso alla città, una chiesetta e numerosi punti panoramici. La maggiore attrazione per noi invece sono i bagni pubblici gratuiti, una manna per i backpackers!
Rinfrescati e contenti ripartiamo alla volta di “Campbell Town”, un borgo leggermente più grandicello dove è possibile fare una spesa al supermercato. Superato il “Lake Leake”, senza sostare, puntiamo in direzione “Dolphin Sands” una spiaggia di sabbia finissima di colore quasi bianco! Senza alcun turista in vista rimaniamo a fissare il blu del mare, incantanti dal paesaggio con la penisola “Freycinet” sullo sfondo. Prossima tappa è la piccola cittadina di “Swansea” da dove parte una facile camminata lungo la costa a picco sul mare. Nella vegetazione riusciamo a scorgere una timida echidna e così, soddisfatti di quest’avvistamento ripartiamo per la nostra ultima tappa: “Tasman Peninsula”.

Tasman Peninsula
Tasman Peninsula

La strada è ben asfaltata fino a “Orford” (strada A3) ma una volta svoltato verso “Spring Beach” il percorso diventa dapprima stretto e successivamente sterrato, all’interno della “Sandspit River Forest Reserve”. La strada è un continuo saliscendi, con pendenze superiori al 10%. Il suolo, da compatto, si trasforma in un gruviera di pozze d’acqua abbastanza profonde che mettono a dura prova le sospensioni della nostra utilitaria. Una volta incrociata la strada A9 si riprende fiato ed il percorso migliora fino a destinazione.
Sulla penisola visitiamo il “Tassellated Pavement”, una formazione rocciosa in cui il mare ha levigato a forma di “quadrato” delle rocce presenti sulla spiaggia; “Eagle Hawn Neck” ovvero una striscia di terra da cui si può ammirare uno splendido paesaggio; il “Tasman Arch” e le “Devils Kitchens”, due attrazioni naturali derivate dall’erosione delle rocce da parte del mare… davvero impressionanti.
Da quest’ultimo spot ci incamminiamo sul sentiero costiero per godere di numerosi scorci sulle altissime scogliere e per ammirare gli innumerevoli animali selvatici tra cui i simpaticissimi wallabies.
Ormai è quasi sera ed iniziamo a cercare un campeggio gratuito che troviamo proprio all’ingresso della penisola. Il campeggio è un’area privata dell’hotel “Dunalley” che mette a disposizione a titolo gratuito per tutti i camperisti: mitico! La vista sul fiume è molto bella anche se la piazzola è decisamente molto ventosa, ma la bellezza che regalano i colori rossastri del tramonto ci fa dimenticare i lati negativi.

Giorno 133/365

Oggi è l’ultimo giorno di avventura per l’isola tasmaniana, destinazione Mount Wellington (a cui avevamo dovuto rinunciare la settimana prima) ed Hobart. Dopo una breve ma intensa tappa a “Park Beach”, per ammirare i coraggiosi surfisti mattutini allenarsi sulle ripide onde dell’isola, ritorniamo nel capoluogo. Non è facile riabituarsi a guidare nel traffico dopo questi giorni immersi nella natura. Attraversata Hobart, imbocchiamo la statale B64 e successivamente la C616, una strada a tornanti stretti che conduce direttamente sulla cima della celebre montagna.

Vista su Hobart
Hobart

La vista è ottima e si possono ammirare in tutta la loro estensione la cittadina, il mare e le montagne circostanti. Il freddo è molto pungente ed il vento gelido e forte, ma il panorama che si apre di fronte nostri occhi ci fa resistere una buona mezz’ora. A malincuore scendiamo dalla montagna e ci dirigiamo in direzione autolavaggio! I noleggi WickedCampers impongono che la macchina sia riconsegnata pulita, pena 200AU$ di multa e qua non c’è nessuna kasco che tenga. Troviamo un autolavaggio a gettoni e con 4AU$ effettuiamo un lavaggio intenso che scrosta tutto il fango accumulato nei giorni di precedenti di off-road. Alle 14.00 siamo al deposito e dopo un’ora di attesa riusciamo a riconsegnare il mezzo. In realtà le attese non sono finite poiché il bus 720 diretto in città passa alle 16.30… beh dai, poco male… trascorriamo il tempo ridendo ripensando alle vicende dei giorni appena trascorsi.
Arrivati in città e dopo una piccola spesa, ritorniamo a casa di Elisabetta, felici delle avventure da raccontare e della stanza calda in cui dormiremo stanotte. Domani ci aspetta una levataccia, ma ci attende la soleggiata Brisbane, sulla Est-Coast Australiana, nello stato dalle temperature sempre estive del “Queensland”. Portate il costume e seguiteci! 😉

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