Altopiani andini: Salar De Uyuni da Tupiza (2°parte)

Da Potosì mi dirigo a Tupiza, al confine con l’Argentina. Questo è il punto di partenza del mio tour di 4 giorni al Salar di Uyuni. I tour partono anche da San Pedro de Atacama e da Uyuni, ma questi durano un giorno in meno rispetto a quelli che partono da Tupiza.

Naturalmente i tour più brevi sono anche i più economici (e pagando un po’ di più, ovviamente, si possono fare tour personalizzati, anche di più giorni).Solitamente io non mi affido ad agenzie, ma se non si ha un mezzo 4×4  proprio è impensabile avventurarsi da soli nel Salar.

Allo stesso modo, di solito non consiglio agenzie, ma lasciatemelo dire: l’esperienza con Panchito de ”La torre Tours” ha cambiato per me totalmente la prospettiva da cui vedere il viaggio. Nativo del posto, cresciuto tra queste terre, Panchito ne conosce ogni singolo elemento. Continua a ripetere che non è un uomo di scienza e che tutto quello che sa, lo deve alla natura stessa.

Oltre alla gentilezza e alla professionalità, questo tour guidato  garantisce dei piccoli comfort, come una doccia calda alla fine del terzo giorno e un ottima cucina.

Mi permetto di dare questo giudizio poichè è la seconda volta che visito il Salar e durante la precedente esperienza avevo ricevuto un trattamento decisamente diverso.

Faccio qui una premessa: il Salar è un luogo inospitale, l’altitudine può far stare male per l’intero percorso (che nel mio caso supera i 1200 km), lungo il quale non ci sono ospedali per le persone, nè  meccanici per riparare le auto.

Si respira tanta polvere, solitamente non si ha opportunità di lavarsi e si alloggia in hotel di sale senza riscaldamento. Bisogna tener conto che, se succedono degli imprevisti, ci si ritrova senza rete telefonica isolati dal mondo e bisognerà portare pazienza e resistere.

Se siete pronti ad accettare queste condizioni, sarete pronti per immergervi in un mondo meraviglioso che difficilmente avrete l’opportunità di ammirare altrove.

Giorno 1 Tupiza – Quetena

Il mio viaggio inizia a Tupiza, all’alba, a bordo di una 4×4, parte di una carovana di altri due fuoristrada. Avendo io già avuto esperienza del tour di 3 giorni qualche anno prima,  vorrei verificare se partire da Tupiza valga davvero la pena e la mia risposta a posteriori, sinceramente, è no. La parte migliore del viaggio rimane lungo il percorso classico.

In ogni caso, vi racconto nel dettaglio quello che ho potuto ammirare durante questo tour del Salar de Uyuni. Le prime tappe sono la Quebrada Palala e il Sillar. Forse questa è la parte più interessante della giornata: qui pinnacoli appuntiti di pietra, rossi come il fuoco, sezionano il paesaggio.

Queste formazioni rocciose caratterizzano i dintorni di Tupiza e qui è molto bello girare a cavallo. Proseguendo sul sentiero sterrato, i paesaggi iniziano a mutare. Arriviamo a toccare i 4855 mt. di altitudine.

Nei pressi di Awanapampa, dove addirittura inizia a nevicare. In macchina, Panchito ci lascia ascoltare la nostra musica: sembriamo un gruppo di vecchi amici che non si vedevano da anni, c’è una bellissima atmosfera.

Bellissimi panorami mi accompagnano fino a Cerrillos, dove pranzerò con tutto il gruppo. Del resto della prima giornata, l’unica cosa degna di nota è la visita a San Antonio de Lipez, una cittadina nata attorno ad una miniera d’argento. Il paese è stato abbandonato perchè maledetto da un infranto patto con il diavolo e ora dicono sia infestato di fantasmi.

In seguito, tanti, forse troppi chilometri a tratti monotoni per arrivare a Quetena, dove alloggiamo per la prima notte. La sera è facile conoscere tutto il gruppo della carovana. Si mangia tutti insieme verso le 7:00, del gruppo fanno parte viaggiatori da tutto il mondo.

Ci sono tante storie interessanti da ascoltare, ma quando si ha una guida come Panchito tutto il resto è superfluo. Con la sua voce da cartone animato ci racconta la favola della buonanotte, ovvero la storia della Bolivia, partendo dalla scoperta delle americhe da parte di Colombo.
Ogni sera un episodio diverso. Credo di amare quest’uomo!

Giorno 2 Quetena – Huayllajara

Le levatacce mattutine sono una delle caratteristiche di questi tour, ma fortunatamente le colazioni sono abbondanti. Il secondo giorno è il giorno delle lagune. Noi partiamo per primi e ci addentriamo nella Reserva Nacional de Fauna Andina Eduardo Abaroa (qui si paga l’ingresso al parco, non incluso nel pacchetto di 150 bob / 19€): in meno di un’ora siamo alla prima laguna.

Questa si chiama Kollpa e non è niente di eccezionale, serve più che altro a Panchito per farci una lezione di chimica. Attraversiamo la Laguna Salada (che è una piccola anticipazione di quello che vedremo nel Salar), fiancheggiamo la Laguna Chalviri e poco più avanti raggiungiamo le terme di Polque.

Qui ci si può mettere in costume e godersi un bel bagno caldo (l’ingresso è a pagamento: 1$). Le piscine sono sempre molto affollate, quindi io preferisco fare un giro per scattare foto.

Dopo la pausa pranzo, ci avviamo verso la Laguna Verde, oggi non troppo verde, perchè c’è poco vento. In ogni caso, è bellissima e come sfondo ha quel bestione del vulcano Licancabur, giusto per completare un paesaggio che toglie il fiato.

Questa laguna è  tossica per via dell’alta concentrazione di arsenico. Nei paraggi si trova anche la Laguna Blanca, a due passi dal confine con il Cile: l’avevo ammirata nel mio precedente viaggio arrivando da San Pedro de Atacama, ma quest’anno l’abbiamo saltata.

Prossima fermata: il deserto di Dalì, che si chiama così perchè il paesaggio ricorda alcuni dipinti del pittore spagnolo (che però non è mai passato da queste zone!). Arrivati al Sol de Manana si ha già la sensazione di essere dispersi su qualche pianeta sconosciuto. Qui siamo nel punto più alto del tour, intorno i 5000 mt; da degli enormi gayser escono vapore e acqua e ci si finisce inevitabilmente dentro.

Ma il pezzo forte della giornata non è ancora arrivato. Man mano che ci si avvicina, inizia a prendere forma la laguna Colorada, con la sua inconfondibile tonalità rossa e le migliaia di fenicotteri, insieme ad un branco di vicune selvatiche, che vengono ad accoglierci.

Come si può descrivere questo posto senza farsi dare del pazzo? Sembra pura fantascienza, ma qui non ci sono effetti speciali: l’acqua è davvero di un rosso intenso, dovuto dalla deposizione di sedimenti ferrosi, dalla presenza di microorganismi e dalla pigmentazione di alcune alghe.

Sinceramente, davanti a questo spettacolo ci si fa poche domande, si ammira in silenzio. La notte si passa a Huayllajara, una località nata proprio per accogliere i turisti che passano da queste parti.

Giorno 3: Huayllajara – Puerto Chuvica

Come al solito ci si sveglia presto, aiutiamo Panchito a caricare la macchina con i nostri pesanti zaini e partiamo. Ci fermiamo quasi subito per ammirare la laguna Colorada da un’altra prospettiva: al mattino è di un diverso colore, bianca e blu scuro, davvero incredibile!

Entriamo nel deserto di Sioli e ci fermiamo a scattare qualche foto al famoso Arbol de piedra: questa parte di deserto è caratterizzato appunto da una serie di rocce dalle forme fantasiose e quest’ultima ricorda appunto un albero.

La giornata ha una svolta quando si arriva alle lagune Honda e Hedionda. Il cielo punteggiato di piccole nuvole, le montagne e le lagune, i fenicotteri, i colori… sembra di essere all’interno di un dipinto, il paesaggio sembra muoversi dinamicamente, creando un effetto ottico quasi psichedelico.

Questo è davvero una dei posti più incredibili che io abbia mai visto. Non ci si annoia un minuto. Mentre la Toyota di Panchito macina chilometri, sollevando un polverone, noi siamo spettatori inconsapevoli di ogni meraviglia che troviamo svoltato l’angolo.

Dopo aver imboccato un canyon e attraversato corsi d’acqua, arriviamo alla Laguna Turquiri, anche questa abbastanza difficile da descrivere. Intorno alla laguna corrono decine di viscachas, i conigli andini, vedo anche una volpe del deserto. (Penso che sappiano che qui si fermano a mangiare le carovane di turisti.)

Proseguendo, ci fermiamo a scattare qualche foto sulla linea ferroviaria che collega Calama a Uyuni (qui qualche hanno fa avevo visto anche passare un treno merci!). Rapidamente ci rimettiamo in viaggio e centinaia di lama ci accompagnano fino all’ingresso della polverosa San Juan, dove faremo una pausa.

La giornata sta per finire e arriviamo a Puerto Chuvica giusto in tempo per il tramonto e per dare un primo sguardo al Salar di Uyuni, che si apre davanti ai nostri occhi in tutta la sua vastità.

Passiamo la notte in un hotel di sale veramente bello, con tanto di doccia calda (a pagamento) e un tavolo da biliardo. Panchito ci racconta l’ultima favola della buonanotte e andiamo a dormire molto presto: domani la sveglia è alle 3.30 del mattino!

Giorno 4: Puerto Chuvica – Uyuni.

Mi affaccio ad osservare il cielo stellato: siamo ancora in piena notte e a queste altezze il cielo brilla come in nessun’altra parte del mondo. Una pioggia di stelle cadenti mi lascia una buona mezz’ora con il naso all’insù.

Questa mattina la giornata inizia con una corsa contro il tempo per veder sorgere il sole dalla cima dell‘isola Incahuasi, una piccola collina ricoperta di cactus nel mezzo del più grande e immenso salar del mondo.

Mi ritengo fortunato ad assistere per la seconda volta nella mia vita a questo spettacolo: giuro che tornerei qui altre 100 volte. Gradualmente la luce del sole illumina questa immensa distesa desertica, il cielo diventa di un blu intenso e il sale si accende di un bianco accecante.

Ultima colazione in compagnia di quell’enciclopedia vivente di Panchito, e ci dileguiamo nel mezzo del salar , fino a perdere ogni punto di riferimento. A questo punto è consuetudine fare foto simpatiche giocando con la prospettiva.

Ora bisogna essere creativi e ancora una volta Panchito si rivela essere una superstar, improvvisandosi esperto fotografo. Riprendiamo il cammino verso Colchani. Un’accozzaglia di case, negozi di souvenir, monumenti pacchiani. (come quello della Parigi -Dakar, la corsa rally che negli ultimi anni è passata più volte da Uyuni).

Qui si trova anche il primo hotel di sale (ormai un po’ datato e forse più famoso per l’isola di bandiere internazionali al suo esterno) e altre cose di cui avremmo potuto fare a meno. Ci fermiamo per  pranzo e partiamo per l’ultima tappa del tour, il cimitero dei treni.

Anche qui, non riesco a trovare un senso in questa esposizione. Se non nel gusto dei turisti nel farsi qualche selfie con un ammasso di rottami arrugginiti. Però ho sentito pareri contrastanti, qualcuno lo ritiene affascinante.

Siamo finalmente arrivati nella città di Uyuni, dove finisce il tour per tutti ma non per noi, dato che riusciamo a scroccare a Panchito un passaggio verso Tupiza. Il mio consiglio: fatelo anche voi. Questo tratto di strada che unisce Uyuni a Tupiza è stratosferico.

Lo dico dopo aver passato 4 giorni a meravigliarmi di continuo. Anche qui si tratta di paesaggi desertici diversi, panorami bellissimi, qualche paesino impolverato che rallenta il cammino. Poi via con alti canyon, gole, montagne punteggiate di cactus, pareti rocciose frastagliate. Questi scenari ricordano molto quelli della Monument Valley negli Stati Uniti.

Riusciamo anche a bucare una gomma nel guadare un fiume, non ci facciamo mancare proprio nulla! Ormai manca poco alla meta e alla fine di questa avventura, che porterò sempre con me come uno dei ricordi più belli di tutto il mio viaggio.

 

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