Choquequirao: come doveva essere Machu Picchu prima della sua scoperta

L’ EPOPEA PER RAGGIUNGERE CHOQUEQUIRAO

Dopo 3 mesi trascorsi in Perù, in cui ho potuto ammirare bellezze e paesaggi davvero di ogni genere e quando penso ormai che sia ora di proseguire il viaggio, proprio in quel momento, arriva Fernando, un mio caro amico argentino, che mi dice: We Luca, conosci Choquequirao, la seconda città Inca più grande dopo Machu Picchu?”

Io neanche a dirlo, non l’avevo nemmeno mai sentita nominare.
E’ stato così che abbiamo iniziato un trekking di 3 giorni, 72 km, 2800 mt di dislivello, con 40°di giorno e temporali di notte.

Siamo partiti in 4, siamo arrivati in 3, mangiando pasta con le sarde tutti i giorni e con la sfiga di incontrare un botto di gente lungo il cammino, perché proprio in quei giorni c’era la troupe televisiva del Pechino Express peruviano, compresi i concorrenti – in gran parte ubriachi. Ah, dimenticavo, un serpente ci ha quasi morso.

Pubblicato da Mondeando su Domenica 12 novembre 2017

Però, ve lo devo dire, la soddisfazione di arrivare in cima di prima mattina, con la nebbia che piano piano si dissolve mostrando tutta la bellezza di questo sito archeologico, è impagabile.
Un
avventura indimenticabile che voglio raccontarvi nei dettagli; una valida alternativa ai più blasonati siti Inca, ancora sconosciuta al turismo di massa, dal momento che la visitano in media 20 persone al giorno.

La bellezza di questo sito sta anche nel fatto che raggiungerlo non è per niente semplice, bisogna essere allenati fisicamente ed essere propensi al camping. Facendo base a Cuzco bisogna innanzitutto raggiungere il villaggio di Cachora, e per farlo bisogna prendere un bus che percorra la ruta Nacional 3 e farsi lasciare all’incrocio per Cachora.

Vi consiglio di utilizzare una mappa offline con il gps acceso per seguire il percorso del bus, perché dovrete fermare voi il pullman nel punto esatto per evitare di finire ben lontani dall’intersezione delle due strade.

Pubblicato da Mondeando su Domenica 12 novembre 2017

All’incrocio bisogna poi contrattare un buon prezzo per un taxi collettivo: unitevi ai locali per evitare fregature.

Dopo una lunga serpentina in discesa, Cuzco e i suoi souvenir sembrano già un lontano ricordo, perché qui siamo nel vero Perù rurale andino. Sono talmente pochi i turisti che passano da qui che non c’è un vero sistema ricettivo. A parte un ostello gestito da un italiano e caro come il fuoco, vi si trovano svariati affittacamere, il più delle volte a gestione familiare.

Noi optiamo per uno di questi e passiamo una piacevole serata mangiando in compagnia di una simpatica signora e di sua figlia, che ci raccontano vari aneddoti su Choquequirao e sui viaggiatori che sono passati da casa loro.

Pubblicato da Mondeando su Domenica 12 novembre 2017

Primo giorno: Cachora – Marampata.

Il primo giorno comincia con unabbondante colazione. Lasciamo gli zaini pesanti e i pesi in eccesso a casa della signora che ci ospita; ci portiamo giusto l’attrezzatura base da campeggio e qualche cambio, consapevoli che non ci laveremo per i prossimi 3 giorni. Siamo finalmente pronti: facendoci forza a vicenda io e i miei tre compagni di avventura iniziamo a incamminarci verso la valle di Apurìmac.

Dopo 10km ci troviamo nel bel mezzo di un gigantesco banco di nebbia, fa abbastanza freddo e tira vento; iniziamo poi a scendere i 1500 mt di dislivello che portano al check point di Playa Rosalina, dove bisogna registrarsi. Solitamente qui ci si accampa la prima notte e non averlo fatto è stato un errore che è costato caro a uno dei miei compagni di viaggio.

Pubblicato da Mondeando su Domenica 12 novembre 2017

Noi infatti ci sentiamo in ottima forma ed è uscito pure il sole, decidiamo quindi di proseguire fino al tramonto. Passato il fiume che il nome all’omonima valle, iniziamo la salita verso Marampata, inconsapevoli di trovarci davanti un muro verticale. 8 km in salita, sotto al sole, in un vero e proprio deserto verticale, con tanto di cactus

Un habitat completamente diverso rispetto all’altro versante della vallata. Dopo circa unora di cammino, perdiamo, come dicevo, uno dei 3 ragazzi in viaggio con me: le gambe stavano per cedergli, abbiamo dovuto chiedere aiuto e contrattare un passaggio di ritorno a cavallo con i carovanieri che portano rifornimenti a Marampata.

Continuando in 3 lungo il sentiero, la fatica inizia davvero a farsi sentire ed il fiato è sempre più corto, visto siamo costantemente tra i 3000 e 4000 mt di altitudine. Io arrivo a Marampata praticamente gattonando, mi butto in un prato per riposare, non riesco nemmeno a muovermi, ma devo montare la tenda. Ci accampiamo nel giardino di casa di una gentile famiglia che ha riservato un piccolo terrazzamento ai viaggiatori di passaggio. Alex, il figlio di 7 anni dei proprietari, ci ha montato la tenda in 5 minuti: sembra abituato a farlo e probabilmente non è la prima volta che riceve gente esausta. Non smetterò mai di ringraziarlo.

Recuperate le energie, ci rendiamo finalmente conto di dove siamo finiti: Marampata è costituita da una decina di case di contadini e allevatori, situata in cima alla montagna sopra una vallata e circondata dalle vette andine del Vilkapampa, tutte superiori ai 5000 mt e sorvolate dai condor.

Un posto che non si può immaginare, bisogna vederlo coi propri occhi per capire di cosa sto parlando. Un insediamento raggiungibile solo con due giorni di cavallo, totalmente isolato dal resto del mondo.

Non mi sono mai sentito tanto fuori dal tempo. Intorno alla nostra tenda girano galline, oche, persino un maialino: ci fanno compagnia mentre ci cuciniamo pasta con le sarde con il nostro fornelletto. Facciamo in tempo anche a farci anche una partita a Uno, prima di crollare a letto.

Pubblicato da Mondeando su Domenica 12 novembre 2017

Secondo giorno: Marampata – Choquequirao – Spot senza nome.

Alle 4.30 un gallo ci ha fa da sveglia naturale: è ora di alzarsi. Un temporale ci ha fatto dormire poco, ma ci ha regalato unalba spettacolare. La nebbia sta svanendo, l’atmosfera tenebrosa si muove rapidamente e quando ci mettiamo in cammino inizia a filtrare qualche raggio di sole.

Dopo meno di un’ora di marcia siamo alle porte di Choquequirao: paghiamo l’ingresso e raggiungiamo i primi terrazzamenti fino a alla piazza principale del sito archeologico.

A quest’ora del mattino siamo gli unici visitatori, abbiamo una città Inca tutta per noi! Nessun turista ci chiederà di fargli una foto; nessuna rovinerà le nostre, di foto, con un bastone da selfie; nessuno e dico nessuno potrà rovinare questo momento di soddisfazione personale misto a meraviglia e incredulità.

Pian piano la nebbia si dissolve del tutto lasciando spazio alle ampie vedute delle vallate circostanti. Anche se Choquequirao è forse meno fotogenica di Machu Picchu, è sempre d’impatto vedere dove gli Inca si siano spinti a costruire.

Pubblicato da Mondeando su Domenica 12 novembre 2017

Choquequirao significa ”la culla dell’oro” e non si sa ancora molto riguardo a questa città, essendo stata scoperta solo al 30%. Di sicuro ha degli angoli davvero interessanti, come la terrazza dei Lama bianchi, la casa de Cascada e la collina delle cerimonie, il punto più alto del sito, dove si può ammirare la più bella vista panoramica a 360°.

Noi ci godiamo questo momento irripetibile. Vi siete mai chiesti come si sarà sentito Hirman Bingham, quando durante le sue esplorazioni si trovò per la prima volta all’interno di Machu Picchu? Ecco, non so perchè, ma io immagino di provare le sue stesse emozioni.

Oggi mi sento un privilegiato, considerando anche il fatto che da queste parti si vocifera che il governo peruviano vorrebbe costruire una funivia che porterebbe 3000 visitatori al giorno: sarebbe terribile e Choquequirao perderebbe tutta la sua magia. In ogni caso c’è ancora tempo per visitarla così vergine, come abbiamo potuto fare noi.

Terminato il giro del sito archeologico, un serpente quasi ci morde: brutta esperienza, ma almeno ci dà una forte scarica di adrenalina utile per metterci in marcia verso la strada di ritorno. Incrociamo anche alcuni audaci viaggiatori che proseguiranno il cammino verso Machu Picchu, in un trekking di 9 giorni che si unisce al sentiero del Salkantay, ma per noi va già bene così.

Vorremmo accamparci a fondo valle, ma lì incontriamo la troupe televisiva di un programma stile Pechino Express: il ragazzo peruviano che è con noi dice che nel gruppo ci sono tanti volti noti dello spettacolo. Io vedo solo gente ubriaca e in vena di far festa. Iniziamo perciò la salita lasciandoci il gruppo alle spalle; noi ci accamperemo poco più avanti.

Pubblicato da Mondeando su Domenica 12 novembre 2017

Terzo giorno: Cachora.

Ci svegliamo in piena notte, quando solo una fievole luce inizia a illuminare le montagne: meglio camminare ora che sotto al sole. Ad ogni passo mi sembra di avere un macigno legato alle gambe. 

La fatica dei tre giorni di trekking si fa davvero sentire adesso, ma quando arriviamo in cima al passo, ci abbracciamo e saltiamo di gioia, consapevoli dell’impresa che abbiamo appena portato a termine. In un piccolo ristorante ci preparano una zuppa calda, mentre aspettiamo il passaggio di una macchina con la quale concordiamo un passaggio a Curahuasi, la tappa finale della nostra spedizione.

Il mio più che un consiglio è un appello: visitate Choquequirao finchè siete ancora in tempo! Fra qualche anno qui le cose cambieranno drasticamente e io questo articolo dovrò cestinarlo, o aggiornarlo con il prezzo di un passaggio in funivia.

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