Panama City durante il carnevale: il mio primo giorno di viaggio

Panama City: il primo giorno di viaggio non si scorda mai.

Atterro in perfetto orario a Panama City, il mio zainone c’è, sbatti doganali, primo timbro sul passaporto e sono ufficialmente in viaggio. Mi sento un po spaesato ma penso sia normale, il mio spagnolo non è dei migliori ma ricorderò per sempre i primi contatti con la gente locale. Devo raggiungere il centro e l’aeroporto è abbastanza lontano, inizio a chiedere alla gente e mi fido di due ragazze che dicono di andare nella mia stessa direzione, mi pagano pure il biglietto.

Manco a dirlo mi ritrovo esattamente nella direzione opposta in un quartiere di periferia di quelli che nel mio immaginario nei film americani sono frequentati da gang pericolosissime, ma in realtà ho trovato gente disponibilissima che mi hanno indicato il bus corretto, dovrò abituarmi alla gente che vive la strada non è come da noi, qui è normale mettere una cassa con la musica a palla sul pianerottolo di casa o trovare qualcuno che prepara un barbeque in mezzo alla strada.

Sempre con le due ragazze raggiungiamo il centro, poco importa se ci ho messo un ora e mezza è stata un esperienza, la gente era tutta incuriosita dal gringo con la mochilla gialla. Mi hanno chiesto qualsiasi cosa, un vecchietto addirittura mi ha dato il numero di un propietario di un campo se volessi giocare a calcio perchè ovviamente noi italiani siamo famosi per Pirlo e Baggio. Ovviamente non lo chiamerò mai ci sono 100° all’ombra. Dopo questa lunga odissea, mi sparo altri 2 km a piedi sotto il sole cuocente tra i grattacieli che non fanno altro che aumentare il senso di calore, arrivo finalmente in ostello dove posso riabbracciare Tito e la Ila dopo quasi un anno dalla loro partenza

Il giorno seguenteInizio a visitare la città nuova della città, quella fatta da alti grattacieli e edifici di grandi multinazionali, come tutti sanno la fiscalità a Panama è molto discussa. Entriamo nell’Hard Rock Cafè perchè si può salire fino all’ultimo piano gratis per avere una buona vista a 360° sulla downtown. Nel pomeriggio ci spostiamo verso il Monte Ancon, una collina di 200mt. Che permette di avere una panoramica sulla città e del famoso Canale di Panama che non visiteremo per via dell’alto prezzo di entrata.

Scendendo letteralmente per una scarpata finiamo in mezzo a un autostrada. Qui scopro un’altra caratteristica dell’America Latina: ovunque tu sarai alzi la mano e qualcuno si fermerà e ti porterà a destinazione, non esistono le fermate dei pullman e i bus locali sono tutti autonomi spesso ci lavorano padre e figlio. Arriviamo nel Casco Antiguo il centro coloniale e storico di Panama e Patrimonio dell’umanità secondo l’UNESCO.

Mentre scattiamo svariate fotografie agli edifici coloniali, alcuni ben tenuti altri messi male, ci sono tanti bei negozi di artigianato, ovviamente tentano di venderci un po di tutto a prezzi altissimi soprattutto i famosi ”Panama Hat”, i sombreri originari dell’Ecuador e resi famosi erroneamente da Roosevelt che scambiò i lavoratori ecuadoregni del canale per Panamensi durante una sua visita a Panama. Ci fermiamo a mangiare in una bettola il Sanconcho che è uno stufato di pollo servito la zuppa tipica locale, tentano di venderci anche il Chevice vero e proprio piatto nazionale, ma viste le condizioni della cucina non me la sento di mangiare pesce crudo, quindi declino l’offerta.

Pubblicato da Luca Badanai su Sabato 4 marzo 2017

 

La gente man mano aumenta mentre ci avviciniamo alla zona di entrata del carnevale. Ci sono delle lunghe code per accedere ai blocchi e come sempre in questi casi si approfitta per conoscere gente e iniziare a bere birra (Balboa o la Atlas) venduta dagli ambulanti. Una volta dentro siamo già nel vivo della festa, i carri allegorici, coloratissimi e gremiti di gente danzante, sfilano tante bande, si balla in ogni angolo della strada c’è un euforia dilagante. Noi siamo storditi da tutto questo dimenarsi, ci attacchiamo alle birre e vediamo cosa accade a ritmo di reggaeton ci lasciamo andare fino a quando non iniziamo a perderci tutti tra la folla.

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