Diario di viaggio: l’isola delle meraviglie (Nuova Zelanda – isola Sud)

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Vi presentiamo i nostri 10 giorni di campeggio itinerante nell’isola meridionale della Nuova Zelanda, all’insegna di fiordi, laghi glaciali, foche e pinguini. Le disavventure non mancano, ma sono ripagate dai paesaggi mozzafiato: non crediamo di esagerare nel ritenere questo Paese uno dei più belli al mondo.

Dove abbiamo dormito
Cosa abbiamo visitato
Informazioni utili
Diario di viaggio

Dormire: dove siamo stati

In questi 10 giorni non abbiamo utilizzato ostelli poiché sono poco diffusi e spesso molto costosi. Vi consigliamo quindi due soluzioni:

  • Couchsurfing, una comunità di interscambio di ospitalità, in cui chi si registra mette a disposizione uno o più posti letto presso casa sua, gratuitamente.
  • noleggiare un camper / minivan e partire all’avventura! Come in Australia anche in Nuova Zelanda troverete parecchi campeggi gratuiti dove potrete passare in tranquillità la nottata. Consigliamo l’utilizzo di WikiCamp, per trovare il campeggio gratuito più vicino alla località desiderata.

Visitare: i nostri consigli

  • Bellezze naturali: Lake Rotoiti, Lake Pukaki Lake Gunn, Mirror lakes, Franz Josef Glacier, Fox Glacier, Mount Cook, fiordo di Milford Sound, Moeraki boulders, Eglinton Flats, McLean Falls;
  • Katiki Point, Shag Point e Oamaru per avvistamenti di foche e pinguini;
  • Slope point, il punto più a sud dell’isola meridionale;
  • Città: Dunedin, Invercargill, Queenstown.

Informazioni utili

  • A nostro parere nell’isola Sud vi è una maggiore diversità di paesaggi e di fauna rispetto all’Isola Nord, se non avete possibilità di visitare entrambe optate quindi per quella meridionale.
  • Nell’isola sud vive l’animale simbolo della Nuova Zelanda, il famoso Kiwi, una specie di uccello senza ali e dal piumaggio marrone. E’ molto difficile avvistarlo perché è notturno e parecchio schivo.
  • Il prezzo della benzina è maggiore rispetto all’isola settentrionale ed arriva ai 2,00 NZD (1.30 €)

Diario di viaggio

Giorno 167/410

Sveglia alle ore 10 e partenza verso sud-ovest, destinazione Greymouth. Il sole splende finalmente ed il viaggio ed i paesaggi diventano più piacevoli. Passiamo Blenheim, un piccolo centro ben rifornito, ideale per fare scorte. A sud di Bleinheim si trova il lago Rotoiti, uno specchio d’acqua dalle acque blu e calmissime con un ghiacciaio sullo sfondo. Merita sicuramente una sosta, per noi è stato il panorama più bello della giornata.

Lake Rotoiti
Lake Rotoiti

Facciamo anche una breve passeggiata nel bosco adiacente, è una “kiwi zone”! Ripresa la strada raggiungiamo Murchison per rifornirci di benzina, 1,84 NZD (1,20 € ) ed il Buller River, un fiume dalle acque turchesi che attraversa un canyon. Lungo il percorso notiamo moltissimi allevamenti di cervi. Alle 17.00 circa siamo a Greymouth e ci fermiamo al Warehouse e al Liquorland per comprare un paio di scarpe da trekking nuove (nonostante le varie riparazioni e incollature le mie non reggeranno le prossime mete) ed una bottiglia di vino Cabsav: stasera si festeggia il tanto guidare. Superiamo Greymouth e Ross per raggiungere il camping gratuito di stanotte. Il primo è un sentiero in riva ad un fiume e non è male, ma il fondo è sabbioso e siamo preoccupati di rimanere bloccati con l’auto. Il secondo invece è semplicemente fantastico! Dalla strada 6 che stiamo percorrendo si imbocca la via sterrata che conduce al mare e poco prima della fine si trova l’area camping.

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Vista dal campeggio

Ci stanno dalle 6 alle 8 macchine, contrariamente chi sosteneva solo 3 su WikiCamp. Il paesaggio è a dir poco spettacolare, da un lato l’oceano e da quello opposto una catena di ghiacciai. Un signore ha piazzato qui la sua roulotte e sembra viverci in pianta stabile. Finché c’è ancora luce facciamo una passeggiata sulla spiaggia grigia e deserta; il mare è molto agitato e le onde formano una nebbiolina intorno alle rocce che sfuma i contorni e crea un’atmosfera magica… non ci vuole molto ad immedesimarsi in una trama fantasy. Torniamo alla base per cucinare la cena e come ci sdraiamo sui materassi per dormire il vetro sul tettuccio dell’auto ci restituisce un cielo che più stellato non si può! Sogni d’oro New Zealand.

Giorno 168/410

Oggi la sveglia suona presto per visitare i ghiacciai presenti in questa parte dell’isola. Alle 9,00 siamo già ai piedi del primo, il Franz Josef Glacier, ma il tempo non è dalla nostra parte: pioviggina e ci sono molte nubi. Dalla base si possono intraprendere varie camminate di diversa lunghezza e difficoltà per vedere il ghiacciaio da varie angolature. Noi scegliamo il percorso A, di 1 ora e 30 minuti a/r, che conduce al punto terminale del ghiacciaio. Il sentiero si snoda in una landa desolata di roccia grigia attraversata da un fiume: si tratta del ghiacciaio stesso in disgelo. Il Franz Josef si ritira di 7 metri l’anno, lasciando spazio alla vallata che stiamo percorrendo; solo 60 anni fa non avremmo potuto camminarci sopra. Arriviamo proprio davanti la lingua di ghiaccio e lo spettacolo sarebbe anche bello, non fosse per la pioggia e la nebbia che impediscono ogni tipo di visuale.

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La valle ai piedi del Franz Josef Glacier

Per la prima volta da quando siamo partiti siamo davanti ad un ghiacciaio imponente e a portata d’uomo, ma… non possiamo vederlo :( Lo stesso discorso vale anche per il Fox Glacier, distante appena 20 km. A questo giro non proviamo neanche ad incamminarci in qualche sentiero, la pioggia si sta facendo intensa e la visibilità è nulla. Mattinata deludente, decidiamo di avvicinarci il più possibile al Mount Cook, la nostra meta di domani. Soprattutto cerchiamo di allontanarci dall’uggiosa costa occidentale! La distanza da percorrere è di 450 km il che vuol dire passare tutto il pomeriggio alla guida. Quello che bisogna considerare in Nuova Zelanda è l’irregolarità del suo territorio che impedisce di creare una rete stradale retta e continua. Per raggiungere punti apparentemente vicini sulla mappa bisogna spesso aggirare montagne, ghiacciai, laghi ed allungare di molto il tragitto. Come in questo caso in cui siamo “costretti” a scendere a sud per poi risalire verso nord. Guidiamo quindi, con una breve pausa al Knights look out (punto panoramico su una scogliera con vista a strapiombo sull’oceano) ed una sosta benzina. La puffocar beve parecchio e nell’isola sud il prezzo della benzina è aumentato, costa 2 NZD al litro (1,30€) : ciao ciao budget. Facciamo però una “bella” scoperta: il blocchetto d’accensione della macchina è rotto e si può estrarre la chiave dal quadro pur continuando ad essere in marcia… divertente o inquietante? :O

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Mount Cook

Alla seconda pausa, nei pressi di Haast, succede il fattaccio: lasciamo la macchina spenta con le luci accese, mentre ci riforniamo di acqua potabile in un’area di sosta. Neanche a dirlo, come facciamo per rimettere in moto, l’auto non parte. Non da proprio segni di vita e ci vuol poco a capire che, per quella manciata di minuti in cui le luci sono state accese, la batteria si è scaricata. Holy crap! Fortuna vuole che la zona sia abbastanza frequentata da altri campeggiatori e possiamo chiedere aiuto facilmente. I primi a venire in nostro soccorso sono due signori francesi, con un camper enorme. Peccato non trovino il pulsante per aprire il cofano… Arriva allora una coppia giovane, hanno un mezzo più piccolo ma ne sanno aprire il cofano (bene); la batteria però non sembra abbastanza potente per caricare la nostra, o forse devono dare più gas… In questo teatrino dell’assurdo entra in scena un omone, inconfondibilmente maori, con un cappello da texano, bermuda e ciabatte e ci lascia tutti stupiti. Non dice niente, ma parcheggia il suo pick-up argentato davanti la nostra auto, prende i cavi, li collega alla sua batteria, gira la chiave (c’è chi dice che non abbia neanche premuto sull’acceleratore) e… vruuum la puffocar riparte! O aveva una batteria da tir o è un santone. Stringe la mano, sorride e se ne va … ed anche oggi abbiamo qualcosa da raccontare :). Il viaggio prosegue, con una sosta doccia in un camping attrezzato lungo la strada e belle vedute sui laghi della zona. Per la notte non riusciamo a trovare un camping gratuito nelle vicinanze e decidiamo di fermarci in un’area di sosta diurna sul Lindis Pass, stando molto attenti a non far scorgere la nostra presenza dalla strada.

Giorno 169/410

Oggi è il primo giorno di ottobre… accidenti, già ottobre… è quasi sei mesi che siamo in viaggio.

Sveglia all’alba, per filarcela dal campeggio abusivo prima che arrivi il ranger. Facciamo colazione sul Lindis Pass, mentre il sole sorge e ci regala un’alba memorabile!

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L’alba sul Lindis Pass

Stop al benzinaio a cui lasciamo in nostri 50 NZD quotidiani e si riparte, verso il Mount Cook. La strada è una striscia d’asfalto sinuosa in mezzo a prati verdi e montagne innevate, che meraviglia! Superata una curva si staglia davanti a noi il Mount Cook con le sue cime bianche, ed ai suoi piedi il Lake Pukaki, di un azzurro intenso: troppo figo! Questa è la Nuova Zelanda che ci aspettavamo 😀

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Vista sul Mount Cook

Dalla Hoover Valley parte una camminata, di bassa difficoltà e percorribile in 3 ore a/r che regala viste sublimi sul monte, i ghiacciai ed i torrenti da essi generati. Si parcheggia la macchina ad un punto base ben attrezzato e si cammina su passerelle in legno, sentieri e ponti fino alle pendici del monte, dove sorge un lago cristallino in cui navigano bianchi lastroni di ghiaccio.

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Lago glaciale ai piedi del Mount Cook

Breve snack con sandwich, miele e kiwi (se non li mangi in Nuova Zelanda, dove?) e ripartiamo. Nonostante ci sia il sole la brezza è pungente e non vogliamo raffreddarci troppo. Tornati alla macchina ci rimettiamo in strada pensando alla prossima meta: stiamo sul lake Pukaki o ci dirigiamo verso un altro lago, il Tekapo, che ci è stato consigliato? Proprio mentre stiamo decidendo ci imbattiamo nell’area campeggio gratuita del lake Pukaki, che è semplicemente spettacolare. Sono solo le due del pomeriggio, ma ci fermiamo qui, annullando tutti i successivi programmi della giornata.

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Lake Pukaki

Il paesaggio è unico e le foto si sprecano; assieme a noi ci sono altri camperisti da tutto il mondo, a godersi il panorama. Un grande grazie al fuso orario della Nuova Zelanda che, avendoci fatto portare le lancette indietro di un’ora, ci permette di avere luce più a lungo ed al sole che ha indubbiamente abbellito la giornata.

Giorno 170/410

Sveglia e colazione con tè, pane, miele e cioccolato. Partiamo alle 9,00 e facciamo una breve sosta sul “lake Waitaki”, da cui si scorge l’omonima centrale elettrica. Prendiamo la strada 83 con destinazione Oamaru (questo nome fa’ un po’ sardo) e ci fermiamo nei pressi di Duntroon perché ci viene segnalato un punto di interesse: si tratta di un luogo sacro per la presenza di rocce con antiche incisioni maori. Sono raffigurate creature terrestri e marine dipinte in rosso ed in nero. In tempi più recenti qualcuno però ha avuto la belle idea di aggiungervi altre scritte con nomi, cuori e date, togliendo così al posto il suo fascino storico. Inoltre alcune incisioni sono state rimosse e portate nei musei, per cui intere parti di roccia sono mancanti. Proseguiamo in direzione Oamaru, dove facciamo benzina (1,87 NZD con carta sconto) e spesa; la nostra app e dei cartelli ci segnalano un altro punto di interesse: la “Blue Penguin Colony” un luogo di raduno dei pinguini sulla costa. Tuttavia non ne vediamo neanche uno, perché sostano qui solo dal tramonto all’alba. Vediamo però delle minuscole casette costruite vicino alla riva… che siano state messe come riparo? Con nostro grandissimo stupore, invece, notiamo ben tre foche spiaggiate sulle rocce della baia. Che belle!

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“Spiaggiati come foche”

Pausa pranzo alla “all day bay” un’area di sosta situata poco fuori Oamaru a lato di una spiaggetta dove facciamo la classica passeggiata digestiva. Riprendiamo la puffocar verso Moeraki; qui si trovano le cosiddette “Moeraki boulders”, delle rocce in riva al mare molto grandi e tondissime, quasi da sembrare uova giganti o mezze sfere. Alcune sono state spaccate dalla penetrazione dell’acqua e paiono davvero delle uova mitologiche rotte. Saranno solo l’acqua ed il vento a renderle così? Ad ogni modo sono un’altra eccezionalità della Nuova Zelanda. Occhio perché se si accede dal punto sbagliato della strada si paga una sorta di ingresso!

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The Moeraki boulders

Ripartiamo e lungo la strada è indicato un altro punto di osservazione pinguini, il “Katiki Point”, non possiamo farcelo scappare! Anche se questo comporta una serie di stradine a dune, sterrate e tortuose che ci fanno sentire il vuoto in più occasioni. Il Katiki Point si trova all’inizio di una bassa scogliera che dà sulla baia dove arrivano i pinguini. Ne scorgiamo prima due che dalla spiaggia si arrampicano sulle rocce e poi se ne aggiunge un terzo. Hanno le zampe e l’interno delle ali rosa, mentre il contorno degli occhi è giallo. Sono difatti chiamati “yellow-eyed penguin” e sono nativi della Nuova Zelanda. Lungo i bordi della scogliera è stata posizionata una rete così da evitare loro un eccessivo avvicinamento da parte dei turisti, anche se i pinguini non sembrano infastiditi dalla nostra presenza, quanto abbastanza indifferenti. A noi fa strano vederli camminare su un prato verde, ma rimaniamo incantati dalla loro bellezza e goffaggine :)

pinguino
Yellow-eyed-pinguin

Proseguiamo fino alla punta della scogliera dove si trovano invece leprotti, gabbiani ed albatros. L’ultima tappa odierna è sempre in direzione sud e si chiama “Shag Point”. Qui si possono avvistare foche e, a detta di qualcuno, anche leoni marini! Noi avvistiamo unicamente foche (ma ci basta lo stesso) comodamente adagiate sulle rocce a prendersi gli sbuffi dell’oceano che si infrange contro la scogliera. Sono da poco passate le 17,00 e forse con il tramonto ne arriveranno di più per nutrirsi, ma non avremo il tempo di aspettare. Queste foche possono raggiungere i 200 metri di profondità e resistono ben 10 minuti in apnea. Purtroppo sono a rischio estinzione perché cacciate per la loro pelle. Infine ci dirigiamo verso il camping notturno a Warrington Domain, che è un prato ampio e attrezzato con toilette sia normali che chimiche, acqua potabile, bidoni ed un piccolo parco a lato. Ci piace qui! Pinguini, foche, pietre giganti… quante cose oggi!

Giorno 171/410

Ci svegliamo alle 7,30 e dopo una comoda colazione partiamo verso Dunedin, un centro piuttosto grande rispetto a quelli passati fin’ora. Abbiamo bisogno di scroccare un po’ di internet nella biblioteca e sistemare così il blog. Come parcheggio scegliamo quello del supermercato Countdown, che è gratuito per i primi 90 minuti ( la polizia controlla molto ). Nell’andare a riprendere la macchina sbatto accidentalmente contro un palo della luce, danneggiando il fanalino posteriore sinistro… la cauzione di 500 NZD ora è a rischio, dannazione! Guardiamo sui documenti della macchina e… con una fortuna incredibile, tra i punti segnalati come già danneggiati c’è anche il lato posteriore sinistro… forse abbiamo qualche speranza di non perdere la cauzione! Incrociamo le dita! Torniamo alla guida e pensiamo alla meta di oggi, il South Slope, ovvero il punto più meridionale dell’isola sud, nonché il punto più a sud in cui siamo stati finora. Da Dunedin dobbiamo macinare ben 200 km di strada e programmiamo qualche sosta durante il percorso. La prima è il “Florence Hill Look Out”, ma purtroppo c’è nebbia e si vede ben poco; la seconda è una cascata, la “McLean Fall”, che dal parcheggio si raggiunge con una camminata di 20 minuti in un bosco. La cascata è veramente bella ed immersa in una giungla più che in un bosco, ci mette di buon umore. Impariamo inoltre che Sir Donald McLean, uno scozzese arrivato in Nuova Zelanda tre il 19° ed il 20° secolo, fu uno dei primi ed esplorare le cascate dell’Isola sud e tracciarne i percorsi per arrivarci. Vorremmo fermarci anche alle “Cathedral Caves”, delle grotte in riva al mare, ma ahi-noi l’accesso al sentiero è chiuso, supponiamo per mare agitato. Infine, dopo ancora un’ora di macchina arriviamo allo Slope Point. Dalla strada principale bisogna percorrere 15 km circa di sterrato che termina in un pratone verde, dove parcheggiare. Dev’essere una zona molto ventosa perché ci sono interi gruppi di alberi completamente piegati dal vento che per fortuna che oggi non è forte.

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La forza del vento

Da qui si cammina verso la fine della scogliera in un paesaggio davvero affascinante, da fine del mondo quale è. A guardar di sotto viene quasi paura perché l’altezza è notevole. Alcune scogliere formano delle insenature molto strette dove le onde si infrangono con alti spruzzi. Un cartello giallo indica la distanza dal polo sud e dall’equatore; facciamo qualche foto e poi ci perdiamo a rimirare l’oceano e l’orizzonte… Mille pensieri invadono le nostre menti o forse uno solo: come siamo arrivati sin qui? con una macchina certo, ed un buon navigatore, ma soprattutto con tanta forza di volontà. Il nostro camping per la notte è qui vicino, bisogna solo stare attenti a non imboccare la strada denominata School Rd perché molto fangosa; ma non è difficile evitarla perché chi ci vive ha già pensato di mettere delle balle di fieno in mezzo alla strada e dei cartelli con la scritta “No Exit”. Prendiamo quindi Weirs Rd e arriviamo al camping sani e salvi. E’ un prato nelle vicinanze del mare con una casa in mezzo che non capiamo se disabitata o meno. Particolare come posto. Per cena il cuoco propone spaghetti aglio olio e peperoncino, buonissimi!

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Slope point
Giorno 172/410

Ci svegliamo alle 7,30 completamente immersi in una nuvola e ci prepariamo per metterci in marcia. La prima tappa di oggi è la cittadina di Invercargill per una bella doccia calda, rifornimento di acqua potabile e, naturalmente, per la benzina. Stiamo viaggiando verso ovest per ritornare sulla costa occidentale e da qui a Queenstown, la tappa finale. Facciamo uno stop a Colac Bay, ci sono dei surfisti che si allenano. A questo giro è Tito a rischiare la cauzione della macchina, prendendo un paletto che sporge dal prato, ma per fortuna nessun danno grave alla vettura. Secondo stop a McCracken’s Bay, dove vorremmo cucinare il pranzo, ma il troppo vento ci costringe a spostarci; peccato la baia era molto bella e si intravedevano delle montagne sullo sfondo. Ci fermiamo quindi a Clifden dove si trova il “Clifden Suspension Bridge”, il ponte di legno sospeso più lungo di tutta la Nuova Zelanda. Misura 115 metri ed è stato costruito nel 1899, delle foto in loco documentano l’impresa. Più avanti si trovano le “Clifden Caves”, delle grotte sotterranee di roccia calcarea lunghe qualche km e molto strette. Sebbene sia indicato come percorso turistico nei dintorni non c’è nessuno e si deve scavalcare una rete per entrare (nessun cartello ne vieta però l’accesso). Dopo qualche minuto all’interno delle grotte decidiamo di tornare indietro: il terreno inizia ad essere bagnato, segno che tra poco incontreremo delle pozze d’acqua, e le rocce superiori si abbassano sempre più. Il percorso inoltre non è circolare, ma conduce ad un’uscita lontana dal nostro parcheggio e saremmo obbligati a tornare indietro: decisamente è qualcosa da fare accompagnati da una buona guida, o da non fare proprio. Ci aspettavamo qualcosa di più semplice e divertente. Sulla strada verso Te Anau ci fermiamo presso la località di “Rainbow Reach” che scopriamo essere uno dei punti di partenza del “Kepler track”, un circuito di 3-4 giorni di cammino tra diversi laghi. Qui inoltre sono state girate le scene de Il Signore degli Anelli ambientate sul fiume Anduin.

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Anduin river

Non preparati per il lungo trekking ci concediamo una camminata di un’oretta e mezza nel bosco, che è una kiwi-zone, ma anche stavolta non ne avvistiamo (iniziamo a pensare siano una leggenda). Ci sono invece tantissime trappole per topi (Pacific Rat) posizionate da una scuola locale in un progetto di disinfestazione. Raggiungiamo Te Anau dove in un liquor shop troviamo della birra artigianale in offerta : “The Rogue Hop”, del birrificio Harrington’s Brewery a 4,99 NZD per 500 ml (3,24 €) e del vino Shiraz a 8 NZD (5,20 €) niente male. Sfortunatamente ci accorgiamo che abbiamo lasciato tutti i free camping alle nostre spalle e da qui in avanti sono solo a pagamento. Il primo che troviamo si chiama “Henry Creek” e costa 6 NZD a persona (3,90 €) e ci conviene rispetto a tornare indietro. Il metodo di pagamento è molto semplice e leale: in un punto del camping è posizionata una cassetta di legno con delle buste. Dentro alle buste si trova un modulo da compilare con i dati del proprio veicolo e dei passeggeri. Si inseriscono i soldi giusti nella busta e si infila tutto nella cassetta. Il ranger che passerà la sera o la mattina presto controllerà che denaro e campeggiatori corrispondano, altrimenti preparerà una bella multa. Il camping a prima vista sembra molto povero e squallido: uno spiazzo ghiaioso con pochi tavolini e toilette chimiche maleodoranti. Tuttavia se ci si addentra nel bosco (il sentiero è bello ampio e passano sia auto che camper) si raggiunge il lago e vi sono altre piazzole con altri bagni più umani; insomma tutta un’altra cosa! Dove c’è lago c’è campeggio!

Giorno 173/410

Ci svegliamo con entusiasmo per la tappa odierna dedicata ai fiordi della Nuova Zelanda ed in particolare al più rinomato: “Milford Sound”. Si trova nel parco nazionale di “Fiordland” e per raggiungerlo imbocchiamo, non a caso, la Milford Highway che percorriamo per 100 km circa. Il paesaggio è purtroppo completamente ricoperto di nebbia e ci rende un po’ tristi, perché avremmo bisogno di tanto sole anche oggi. Passiamo la “Eglinton Valley”, che deve il nome al fiume che l’attraversa, e le “Eglinton Flats”, ovvero delle piane di erba gialla molto estese, contornate da montagne. Lo scenario è molto suggestivo e difatti incrociamo parecchi bus turistici e camper che si fermano a lato strada per qualche scatto fotografico.

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“Attraversamento pinguini” :D

Noi tiriamo dritto fino a destinazione volendo sfruttare il più possibile l’assenza di pioggia. Passata la Eglinton Valley si arriva al ”Homer Tunnel”, una galleria lunga 1200 metri ad una sola corsia, molto stretta, buia e rudimentale. L’accesso, a senso alternato, è regolato da dei semafori. La zona è considerata a rischio valanghe, quindi bisogna anche passare in fretta e sperare di non avere il rosso. Insomma, un’esperienza che non ci è piaciuta moltissimo :/ . Passato il tunnel siamo nuovamente in una nuvola, ma basta scendere di qualche tornante ed il sole e l’azzurro si fanno avanti. Vai così! Alle ore 10,00 siamo al parcheggio di Milford Sound, recuperiamo una mappa al banco info sui cui sono tracciati i vari percorsi a piedi. Dal parcheggio prendiamo il primo sentiero verso destra che conduce al molo ed alla partenza dei traghetti. Come il sentiero si apre e ci ritroviamo di fronte Miflord Sound, rimaniamo davvero a bocca aperta, soprattutto io, che di fiordi non ne ho mai visti. Lo scenario è più che incantevole, da fiaba.

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Milford Sound

Ci sono moltissime crociere di qualche ora che partono frequentemente dal molo, ma i prezzi vanno dai 45 NZD ai 100 NZD e rotti, (30 – 65 € ) ed il budget purtroppo non ce lo consente. Ritorniamo al parcheggio e prendiamo un secondo percorso, a destra del fiordo, da cui vediamo anche una possente cascata che dalla cima si getta nel mare. Milford Sound è davvero un posto magnifico, non per niente ritenuto da alcuni l’ottava meraviglia del mondo. L’unica nota negativa sono le sand flies, piccoli moscerini neri apparentemente innocui, autori invece delle peggiori punture mai avute: prudono tantissimo e durano settimane. E non ti puoi nemmeno grattare perché rischi l’infezione. Quindi queste bestioline sono fastidiose due volte, per le punture e perché rovinano qualsiasi paesaggio bellissimo. Trascorsa qualche ora riprendiamo la macchina e ripercorriamo a ritroso la strada dell’andata fermandoci nei vari punti panoramici che prima abbiamo saltato: il “Lake Gunn”, con le sue belle baie circondate dal bosco; i “Mirror lakes”, laghi formati dal fiume Eglington chiamati così perché nelle belle giornate i monti si riflettono completamente nell’acqua creando un attraente effetto specchio. Guidiamo con direzione Te Anau per una pausa ristoratrice e poi verso Lumsden, dove si trova il camping gratuito di stasera. Con il sole ora splendente abbiamo la fortuna di vedere il paesaggio che stamattina abbiamo trovato nuvoloso ed è fantastico : prati verdi con mucche, pecore e cervi al pascolo, montagne, laghi e strade che sembrano perdersi nel cielo <3 . Il camping di Lumsden è il parcheggio di quella che era una stazione ferroviaria e trovandosi in centro paese è molto ben rifornito; infatti si riempie di altri camper in poco tempo. Noi passiamo la serata sfruttando il wi-fi della vicina biblioteca e raccogliendo info su Buenos Aires, che si avvicina sempre più!

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Milford Sound
Giorno 174/410

Oggi è purtroppo l’ultimo giorno di camper e di campeggio, da domani si riconsegna l’auto e si ritorna alle dipendenze di altri mezzi. Ci svegliamo con calma e valutiamo il da farsi. Avevamo pensato ad un giro in bici nei dintorni dato che vi sono numerosi cycle trails, ma ha piovuto tutta notte ed il sole tarda ad arrivare: dobbiamo accantonare l’idea. Optiamo quindi per qualcosa di più tranquillo come stare in biblioteca al calduccio, aggiornando il blog. Quella di Lumsden purtroppo è chiusa oggi e dobbiamo spingerci fino a Gore, a 55 km di distanza. Ci passiamo 4 ore, che trascorrono velocissime perché l’atmosfera delle biblioteche qui è molto piacevole. La sera rientriamo a Lumsden, il camping è davvero comodo e siamo piuttosto vicini alla meta di domani: la città di Queenstown.

Giorno 175/410

Energia e positività: questa è Ariel; non la sirenetta della Disney, ma un’amica conosciuta sulle montagne di Sapa in Vietnam che ci ospiterà per il weekend a Queenstown. E’ di origini canadesi, ma si è trasferita da qualche anno in Nuova Zelanda dove lavora e risparmia per… poter viaggiare per il mondo! Grandissima :) Oggi inizierà a lavorare alle 10,00 am, quindi ci svegliamo di buon ora e partiamo presto, per essere a casa sua prima che esca. Da Lumsden a Queenstown è un’ora di viaggio, costeggiando il lago Wakatipu e le montagne che lo attorniano: ultimi scatti di questa Nuova Zelanda superlativa.

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Lake Wakatipu

Ariel abita in un quartiere residenziale poco fuori Queenstown, a pochi passi sia dal deposito di Wicked (dove riconsegneremo l’auto) che dall’aeroporto della città: potevamo chiedere di meglio?! Vive con altri 3 inquilini in una casona immensa con tanto di giardino ed una gatta :) Dopo i saluti di rito corriamo all’autolavaggio per pulire la macchina : da Caltex con 10 NZD (6,5€) si può fare un decente lavaggio automatico ed usare anche l’aspiratore. Arriva infine il momento cruciale: separarci dalla tanto amata puffocar, che ci ha fatto da casa per questo mese (e probabilmente sarà la casa più bella avuta nel nostro giro del mondo) e ci ha ispirato per nuovi viaggi futuri. Safe travels, you will be missed! Al deposito non dicono nulla riguardo il fanalino sinistro rotto e controllano solo che sia pulita ed in ordine, ma poiché ci restituiranno la cauzione tra due settimane aspettiamo prudentemente a cantar vittoria. Ritorniamo a casa di Ariel, pranziamo e ci diamo al relax… ed alla lavatrice! La sera rientrano a casa anche gli altri inquilini e conosciamo così Ben (che in realtà è il proprietario) Sam e Paula, tutti simpatici ed accoglienti. Per ricambiare l’ospitalità cuciniamo la cena, mentre per dolce è Ariel a prepararci dei buonissimi cookies al cioccolato: I’m living the dream!

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Bye bye Puffocar
Giorno 176/410

Ci svegliamo alle 9 dopo aver condiviso il divano con la gatta, e facciamo colazione insieme all’inquilino Sam, un omone alto e grosso patito talmente tanto di macchine che quando è stato in Italia ha noleggiato una Ferrari per percorrere da Maranello a Verona : “So expensive but soooooo funny guys!” Contento (e beato) lui… Aspettiamo Ariel che rientra da lavoro alle 15,00 e ci accompagna a visitare Queenstown, una città molto piccola formata da 5 o 6 vie che si incrociano. Ci ricorda un poco Como, con il suo lago incatenato da monti, ed il vento. Passeggiamo per i giardini in riva al lago dove si pratica il frisbee-golf, uno sport in cui bisogna centrare dei canestri in ferro con un frisbee, seguendo le regole del golf. A guardarlo così, non sembra tanto avvincente… Ci sediamo al bar “Patagonia” per la merenda : tè caldo ed un mega gelato con colata di cioccolata sopra! Che delizia! Ne basta uno per sfamare tre persone! Fun fact: siamo seduti a degustare questa bontà e proprio davanti ai nostri occhi passa la mitica puffocar, giusto mentre ne stavamo decantando le sue lodi ad Ariel. Haha! Probabilmente già ripresa a noleggio, il che vuol dire maggior probabilità per noi di vederci restituita la cauzione.

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Mount Cook

Passiamo per le vie centrali dove compriamo dei piccoli souvenir e dal negozio dove lavora Ariel “The Remarkables Sweet Shop” che vende… caramelle e cioccolato! Il lavoro perfetto per una ragazza dolce come lei, ma la nostra domanda è : come farà a resistere e non assaggiare tutto ?! Quando si fa buio raggiungiamo l’inquilino Ben al pub dove sta sorseggiando birra con 3 amici: un neozelandese ed una coppia british di Birmingham, che sostiene la loro città abbia più canali di Venezia… mah! Seguire i loro discorsi con accenti diversi è un’impresa tosta, nonostante gli ultimi due mesi a stretto contatto con l’inglese. A casa per cena sfoderiamo una ricetta condivisa da un amico italiano: pasta pancetta e pomodorini pachino e conquistiamo tutti i palati! “Because italian food is what one wants to eat” .

Giorno 177/410

La sveglia presto ci butta giù dal divano (gatta compresa) e ci fa ricordare che oggi si parte, si viaggia ed anche tanto, perché dovremo prendere un volo interno di un’ora da Queenstown ad Auckland e poi un mega volo intercontinentale da Auckland a Buenos Aires, di ben 12 ore. Sarà il volo più lungo di tutto il giro del mondo ed anche il giorno più lungo che vivremo, dato che atterreremo in Argentina alle 16,00 circa di oggi stesso, tornando indietro nel tempo di ben 16 ore. Alle 9 am siamo al piccolo aeroporto di Queenstown, grazie ancora ad Ariel che ci da un passaggio e che poi ci guarda divertita incellofanare i nostri zaini con la pellicola, come due salsicciotti. Come per l’Australia anche in Nuova Zelanda i controlli aeroportuali sui voli interni sono ridotti e si può portare con sé l’acqua. Il primo volo parte in ritardo di 30 minuti, fortunatamente non siamo tirati coi tempi, ma aspettare da’ sempre noia. L’atterraggio ad Auckland è molto soft, tanto che abbiamo continuato a dormire; fuori immancabilmente piove… bentornati nell’isola nord! Ci dirigiamo al baggage claim e gli zaini arrivano velocemente : meno male, oggi era proprio importante avendo un altro volo da prendere nel giro di ore.

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McLean Falls

Carichiamo tutto su un carrellino e passiamo dal Terminal domestico a quello internazionale : i due edifici sono distanti 1 km ma collegati da un percorso pedonale segnalato con una linea verde, easy peasy! Qui il check-in è fai-da-te e on line: tramite dei terminali si stampa la carta di imbarco e l’etichetta per il bagaglio che poi va caricato sui rulli che lo portano alle stive. Una hostess per tot terminali controlla che niente si inceppi e a noi non rimane che sperare di aver fatto tutto giusto ;p. Pensare “ciao zaina, ci vediamo in America” fa un certo effetto… Ci dirigiamo al gate e ci beviamo un’ultima birra; ogni tanto sentiamo delle urla accompagnate da dei colpi che ci fanno sussultare, ma sono solo alcuni gruppi che eseguono la danza Haka. Non avevamo avuto modo di vederla durante il viaggio e giustamente la Nuova Zelanda non ci fa partire senza questa sua “caratteristica”, pur se siamo in un luogo un po’ anonimo come l’aeroporto. Anche questo volo parte con mezz’ora di ritardo e l’attesa snerva, ma ci riprendiamo subito appena saliti sull’aereo: è gigante, con 10 posti per fila, separati da due ampi corridoi ed ogni sedile ha il suo schermo personale per musica e movies: sarà un volo magnifico! Argentina, Cile, Ande, Amazzonia… questi nomi intanto riecheggiano nelle nostre menti e si concretizzano sempre più: saremo preparati a quello che l’America ha da offrire? Venite a scoprirlo su Mondeando!

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Next stop: America!

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